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Riforma della scuola: le ragioni dello sciopero

Ecco chi e perché ha deciso di protestare contro la "buona scuola" del governo Renzi

Scuola: ddl; sciopero il 5 maggio

Un momento della manifestazione "Si fa così la buona scuola", in piazza Santi Apostoli, Roma, 18 aprile 2015. – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Non lo fermeranno “tre fischi” e nemmeno lo sciopero che oggi paralizzerà il mondo della scuola, ma per Matteo Renzi la "buona scuola" non è blindata. Il premier è infatti disponibile a discutere ancora sulla riforma che prevede l'assunzione di circa 100mila precari già a settembre ma che i sindacati non vogliono. Lo ha ribadito lui stesso dal palco della Festa dell'Unità di Bologna dove, dopo le contestazioni al ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, anche a lui è toccato prendersi i fischi di qualche collega della moglie Agnese.


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Chi protesta

Inizialmente promosso dai Cobas per le scuole elementari e dell'infanzia, allo sciopero hanno man mano aderito Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, estendendolo ai lavoratori impegnati in scuole di ogni ordine e grado. Era dal 2007 (durante il secondo governo Prodi con Giuseppe Fioroni ministro della Pubblica istruzione) che le principali sigle sindacali non organizzavano una protesta del genere contro un provvedimento del governo.

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Scuole chiuse e cortei in tutta Italia

Le previsioni sull'adesione sono molto alte. Centinaia di scuole potrebbero rimanere totalmente chiuse, mentre dove sarà presente personale a sufficienza sarà garantita solo la sorveglianza. In molte città italiane (Roma, Milano, Aosta, Catania, Palermo, Bari e Genova) sfileranno cortei. A Torino, Bologna, Firenze, Cagliari e Catania si svolgeranno manifestazioni organizzate dai Cobas che il 6 e il 12 maggio sciopereranno di nuovo contro l’Invalsi nei giorni dei test alle elementari e alle superiori.

I punti contestati

Preside-sceriffo, distribuzione delle risorse, assunzioni dei precari e test Invalsi: ecco perché si protesta. I sindacati sono contrari al potenziamento del ruolo del dirigente scolastico che potrà assumere direttamente i docenti (anche se in minima percentuale e solo in alcuni casi) attingendo da un apposito albo. La norma sarebbe anticostituzionale perché volerebbe l'articolo 97 della Costituzione che sancisce che nella Pubblica Amministrazione si accede per concorso. Sbagliato anche il taglio di risorse per la scuola pubblica (ossia il mancato stanziamento nel ddl degli annunciati fondi per la sicurezza degli edifici e l'introduzione di nuove tecnologie) e il finanziamento alla scuola privata (ossia gli sgravi fiscali per le famiglie che iscrivono i loro figli alle paritarie).

Pollice verso anche contro le assunzioni dei precari perché invece delle 100 mila promesse dal governo, secondo i calcoli dei sindacati saranno “solo” 40 mila e non scatterebbero subito e automaticamente ma solo a chiamata da parte dei presidi. Infine, no al metodo di valutazione dell'Invalsi, da abolire perché penalizzerebbe le forme più creative e personali di studio, appiattendo la “valutazione” su un'oggettività che stride con l'idea di una scuola per tutti in cui il grado di preparazione degli allievi non può essere certo determinato da un'agenzia privata attraverso prove a quiz (uguali per tutti).

Le richieste

Dai cortei che sfileranno domani in tutta Italia arriveranno due richieste precise: il ritiro in blocco del disegno di legge (segno che da parte dei sindacati non c'è una reale disponibilità a interloquire con il governo per migliore la riforma) e un decreto d'urgenza per immettere in ruolo tutti i precari della scuola (abilitati e non). Un esercito di 600mila persone (tra cui i precari “veri”, quelli con più di 36 mesi di servizio, sono solo 28mila) a fronte delle 36mila cattedre disponibili il prossimo anno.

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