Riforma costituzionale: come cambia ora il Senato

Chi saranno, quanti saranno e cosa faranno i senatori del nuovo Senato delle Autonomie che nascerà con il via libera definitivo alla riforma costituzionale del governo Renzi

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L'aula del Senato - Roma, 9 Marzo 2016 – Credits: ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Maria Franco

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A distanza di due anni da quando il 15 aprile del 2014 il testo della riforma costituzionale, presentato dal governo, approdò in commissione a Palazzo Madama, ieri la Camera ha varato in via definitiva la fine del bicameralismo perfetto e la nascita del Senato delle Regioni.


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Un risultato che l'Italia ha perseguito per almeno tre decenni tra numerose proposte e altrettanti tentativi abortiti. Un risultato, tuttavia, che non soddisfa tutti: le opposizioni, per esempio, sono rimaste fuori dall'Aula e non hanno partecipato al voto. Altri analisti osservano che la soluzione adottata è in realtà un pasticcio che, lungi dal semplificare l'iter legislativo e ridurre le spese (il calcolo è di circa 80 milioni all'anno tra indennità e rimborsi), comporta una serie di criticità.

Critici e sostenitori

Secondo alcuni, per esempio, piuttosto che trasformarlo in una specie di “suocera che dà consigli non richiesti, il Senato andava eliminato del tutto. Per altri il suo ridimensionamento corrisponde a un pericolo per la stessa democrazia. La maggioranza, invece, difende una riforma nata sul modello che già hanno le grandi democrazie europee, francese e tedesca, e che mira a dare piena rappresentanza alle comunità locali di fronte allo Stato. Una riforma che velocizza i tempi in cui vengono prese le decisioni spedendo definitivamente in soffitta la famosa “staffetta” che le leggi erano costrette a compiere tra una camera e l'altra prima di essere approvate o definitivamente affossate. Come se il problema del processo legislativo italiano, controbattono però i più critici, sia quello dei tempi di realizzazione e non quello della quantità eccessiva e della qualità, non sempre alta, delle leggi che vengono sfornate.

Senatori: quanti saranno

Entrando nel merito delle modifiche apportate, ecco che cosa cambierà. Intanto il numero dei senatori. Si passa infatti dagli attuali 315 a 100. Di questi 74 saranno consiglieri regionali, 21 i sindaci (uno per regione più uno ciascuno per le Province autonome di Trento e Bolzano) e 5 di nomina presidenziale.

Addio ai senatori a vita

Questi ultimi saranno scelti dal capo dello Stato sempre per “altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico o letterario ma non saranno più anche senatori a vita, resteranno infatti in carica solo per 7 anni. Quelli attuali (Elena Cattaneo, Mario Monti, Renzo Piano e Carlo Rubbia), più i due di diritto in quanto ex presidenti della Repubblica (Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano) ovviamente non verranno mandati a casa. Quindi cosa succederà nel futuro immediato? Accadrà che Sergio Mattarella potrà nominare ormai un solo senatore.

Chi, quando e come eleggerà i nuovi senatori

Fatta eccezione per la prima volta, i senatori non saranno eletti tutti contemporaneamente ma in coincidenza con le elezioni regionali. Quindi se la composizione della Camera resterà la stessa per l'intera durata della legislatura, quella del Senato no. Come verranno eletti? A stabilirlo sarà una legge ad hoc che dovrà uniformarsi a un principio già stabilito e che prevede che l'elezione avvenga “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri”. Dovrebbero quindi essere i cittadini a esprimere, sulla scheda elettorale, chi tra i candidati consiglieri sarà anche eletto senatore. Ma ancora non può essere escluso del tutto che alla fine saranno invece direttamente le Regioni a “nominare” quelli da spedire a Palazzo Madama.

Doppio ruolo

Uno dei punti di maggiore discussione ha riguardato proprio il doppio ruolo di questi nuovi senatori che si occuperanno molto meno della cura dei rispettivi territori (e per quanto riguarda in particolare i sindaci questo rischia di rappresentare un problema non da poco) ma otterranno un grande vantaggio in più. Non si tratta di soldi: i sindaci e consiglieri senatori non riceveranno un'ulteriore indennità rispetto a quella che prendono in quanto sindaci o membri del consiglio regionale ma gli verrà riconosciuta l'immunità parlamentare. Il che significa che non potranno essere né perquisiti, né intercettati o arrestati senza l'autorizzazione dell'aula.

Cosa faranno

Ma a cosa servirà questo nuovo Senato? Di cosa si occuperà? Ci saranno materie, 22 in tutto, su cui i senatori continueranno a esercitare il loro pieno potere. Si tratta, in particolare, delle leggi che riguardano la Costituzione, i referendum popolari, la partecipazione all'Unione europei e, ovviamente, tutte quelle che coinvolgono gli enti locali. Potranno fornire pareri o proposte di modifica a qualsiasi legge, basta che lo facciano entro trenta giorni e solo entro 15 se si tratta di leggi di bilancio. Tali proposte non saranno però vincolanti: la Camera potrà tranquillamente respingerle. Gli unici a decidere davvero saranno infatti solo i deputati. Ma c'è una cosa sulla quale il nuovo Senato non potrà più nemmeno mettere bocca ed è il destino di qualsiasi governo. La Camera, infatti, resterà l'unica a poter votare la fiducia.

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