Redazione

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L'Africa sub-sahariana non è più una scoperta per Matteo Renzi ma, come lui stesso ha ammesso, rappresenta per l'Italia "una grande opportunità" per la cooperazione allo sviluppo e per investimenti strategici, a partire da quelli energetici.

Per la terza volta, dopo il Mozambico, l'Angola, il Kenya e l'Etiopia, da oggi a mercoledì il premier sarà in Nigeria, Ghana e Senegal alla guida di una delegazione composta, tra gli altri, da Cdp, Sace e Confindustria e di imprese, tra le quali Eni, Enel, Trevi.

Il senso della missione
"Noi investiamo sull'Africa perchè pensiamo che sia doveroso per il nostro posizionamento geografico e geopolitico. Se vogliamo combattere la povertà, sradicare il terrorismo, affermare valori condivisi l'Africa oggi è la priorità. E dopo anni di assenza, l'Italia ci deve essere" scrive Renzi nella sua enews agli iscritti del Pd, spiegando la sua missione.

E continua: "Adesso basta! Rimandiamoli a casa. E al massimo aiutiamoli lì" gridano in tanti - scrive Renzi - quando si parla di immigrazione. E questo atteggiamento diventa in alcuni casi programma politico. Si pensi alla superficialità con cui questo concetto viene espresso tutti i giorni nei talk da partiti che quando sono stati al Governo hanno praticamente disintegrato i fondi per la cooperazione internazionale e cancellato l'Africa dalla cartina geopolitica.

Bene, non è tempo di polemiche... Noi crediamo che la grande, drammatica, questione della migrazione - prosegue il premier - vada affrontata con una strategia complessiva. Occorre uno sforzo diplomatico forte, continuo. Ma è cruciale anche investire con la cooperazione allo sviluppo. In questo senso l'Africa è decisiva: un continente ricco di opportunità che per troppo tempo la nostra politica ha fatto finta di non vedere. Per la terza volta in meno di due anni una delegazione di Palazzo Chigi scende sotto il Sahara (non era mai accaduto nei 70 anni precedenti), allo scopo di rafforzare il ruolo, l'amicizia, gli interessi, i valori dell'Italia.

Da oggi a mercoledì visiteremo Nigeria, Ghana e Senegal. Vi terrò informati via Facebook, come accaduto a ottobre durante la missione in Sud America. Ma quello che voglio da subito condividere - insiste Renzi - è il principio di fondo: l'Italia puo' giocare un ruolo se ha il coraggio di avere una strategia politica di ampio respiro. Non due battute buone per fare un po' di demagogia in tv. Noi investiamo sull'Africa perchè pensiamo che sia doveroso per il nostro posizionamento geografico e geopolitico. Se vogliamo combattere la povertà, sradicare il terrorismo, affermare valori condivisi l'Africa oggi è la priorità. E dopo anni di assenza - conclude - l'Italia ci deve essere".

L'incontro con il presidente nigeriano Buhari
Le stesse parole il premier le ha ripetute ad Abuja dopo l'incontro con il presidente nigeriano Muhammadu Buhari: "Per troppo tempo l'Italia ha trascurato l'Africa, non l'ha considerata una priorità mentre l'Italia deve essere un ponte con l'Africa" ha detto sottolineando come "la cooperazione internazionale con la Nigeria sia una grande priorità. La Nigeria è un paese pieno di risorse e di talento. Siamo qui anche per discutere di investimenti ma per me la cosa più importante sono i valori comuni. Dobbiamo fare tutto il possibile per rendere più umano questo pianeta".

E riferendosi alle ultime stragi di Boko Haram ha dichiarato: "Voglio esprimere tutta la nostra amicizia per i tragici eventi di ieri. Distruggeremo i terrorismi con determinazione perchè i nostri valori, le nostre idee sono troppo profonde per essere bloccate da queste persone".

Energia in primo piano
Già da prima dello stop al progetto Southstream, il governo italiano si era mosso per una diversificazione delle direttrici energetiche da sud a nord oltre che da ovest ad est. Ma l'Africa rappresenta un'occasione non solo sul versante energetico e per questo Renzi insiste ad andarci ogni anno.

Stavolta sarà il primo premier italiano in tre paesi, poco frequentati finora sia dalle delegazioni governative sia dalle nostre imprese. Nonostante le forti contraddizioni economico-sociali ed i rischi aumentati con l'avanzata di Boko Haram, radicata proprio in Nigeria, il continente africano prova a modernizzarsi. Ed infatti, ad Accra, Renzi dovrebbe concludere un accordo per la riattivazione della ferrovia occidentale, che il governo ghanese considera strategica per aumentare i commerci con i paesi vicini.

Il Ghana, dove a dicembre Carlo Calenda è stato per una missione preparatoria, è uno tra paesi più aperti dell'Africa agli investimenti esteri: nei primi otto mesi del 2015 l'export italiano e' salito del 30%.

Terrorismo e immigrazione
Per il premier l'opportunità di investimenti per le imprese italiane si coniuga bene anche con la cooperazione allo sviluppo e con il rafforzamento dei rapporti bilaterali in chiave di lotta al terrorismo e di politica migratoria.

In Nigeria, da dove centinaia di migliaia di persone fuggono dalla violenza di Boko Haram, alleata dello Stato Islamico, il premier incontrerà il nuovo presidente Muhammadu Buhari, insediatosi la scorsa primavera.

Renzi sarà il primo leader occidentale ad incontrare Buhari dopo il suo insediamento. E la lotta all'Is sarà uno dei temi al centro del colloquio.

In Ghana il presidente del consiglio italiano ricambierà la visita al presidente John Dramani Mahama, ricevuto a luglio scorso a Palazzo Chigi.

Ad Accra, a quanto si apprende, Renzi interverrà davanti al Parlamento, dove anni fa è intervenuto Barack Obama.

In Senegal, uno dei Paesi politicamente più stabili dell'Africa sub-sahariana, il premier incontrerà il primo ministro Mohammed Dionne e il presidente della repubblica Macky Sall, già incontrato a Palazzo Chigi nel novembre 2014.

La cooperazione in chiave economica e sociale tra Italia e Senegal sarà martedì a Dakar il tema del seminario, finanziato dalla cooperazione italiana, al quale il premier parteciperà. E come in ogni missione africana, Renzi chiuderà il viaggio intervenendo mercoledì all'Universita' Cheick Anta Diop, a Dakar, sottolineando l'importanza della cultura e delle tradizioni come arma contro la violenza del terrorismo. (ANSA)

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