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Renzi e i sindacati: così la concertazione ha cambiato verso

L'incontro alle 8 del mattino, i volti e i gesti di Renzi, le foto in bianco e nero della tavola verde. Anche il rapporto con le forze sociali si modifica

Renzi-Sindacati

Carmelo Caruso

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Non ha abolito ancora l’articolo 18, ma ha licenziato i tempi lunghi, le attese matte, l’incontro che non scioglieva ma legava. E oggi per la prima volta quando Matteo Renzi ha ricevuto i sindacati alle 8 del mattino, l’Italia che si attarda di fronte alla tazzina di caffè ha scoperto la dinamicità della bevanda che solo nel paese dei contrasti abbassa la pressione, invece di alzarla, rilassa e rallenta.

Ed era un piccolo piacere, appunto l’indispensabile dell’italiano di Fred Buscaglione “spaghetti, insalatina e una tazzina di caffè/ a malapena riesco a mandar giù”, vedere i dirigenti del nostro sindacato pronti come i centometristi in batteria a superare con statuti, commi, contratti, concertazione, quel premier che legge “L’arte di correre” e che vuole battere il “discussionismo”, la lingua fiume dei caminetti, quelli che in Viva la libertà di Roberto Andò, convincono il segretario a fingersi pazzo e fuggire dalla discussione pazza.

I protagonisti

Nel chiaroscuro della sala verde il ministro Poletti interpretava la parte del ciambellano di mestiere, l’uomo delle cooperative dunque di sindacato, passato al servizio del principe di talento, che spiega, prepara il solco al suo signore, smussa gli spigoli e cerca la conciliazione. E finalmente non c’erano i musi lunghi, le mutrie del leader rosso, la silhouette del sindacalista dal sigaro in bocca. E forse è davvero una fortuna quel silenzio che accompagnava le immagini e che ci ha fatto dimenticare il berciare dei talk, addirittura la minaccia di “occupare le fabbriche” che ha lanciato l’infiammato Maurizio Landini, segretario della Fiom.

Non ha abolito ancora l’articolo 18, ma ha licenziato i tempi lunghi, le attese matte, l’incontro che non scioglieva ma legava

I sindacati

Sul tavolo verde che ha stremato più i lavoratori che chi li rappresentava, anche il sindacato sembrava più credibile e con una nuova cosmesi. Era un’intonata nota di colore, anche questa studiata per smontare la felice interpretazione di Maurizio Crozza che descrive il sindacato rimasto ai gettoni e alla Polaroid, il vestito di Susanna Camusso, un verde chiarissimo che illuminava la sala, quella sala che la luce di Roma rendeva quasi caravaggesca. Certo, quando Filippo Sensi, portavoce del premier, ha diffuso su Twitter la foto della sala in bianco e nero, il riflesso dei semiologi ha galoppato e un po’ tutti hanno pensato che quella foto valesse più di qualsiasi minaccia di Renzi a Stefano Fassina, lo spauracchio del ritorno al passato, alle nuche pelate e agli occhialoni degli anni sessanta.

Renzi

Solo alla fine dell’incontro Renzi ha ammesso: “Oggi la sala verde ha lavorato a pieno regime”, tradendo il fastidio ma non nascondendo la soddisfazione per quel “abbiamo trovato soprendenti punti d’incontro” che già gli faceva asssaporare il successo di presentarsi di fronte ad Angela Merkel e meritarsi la lode. E però Renzi non era l’alunno diligente, cedeva ma manteneva il punto: “Siamo assolutamente disponibili alle opinioni di chiunque, l’importante è che si vada avanti. Miglioriamo se c’è da migliorare ma il Paese deve cambiare e non ci faremo bloccare da veti o opinioni negative. I sindacati ci hanno chiesto la possibilità di dialogo e l’abbiamo dato”

La nuova concertazione

Quando le telecamere indugiavano su quel tavolo sbilanciato, il governo con Renzi, Del Rio, Poletti, e il ministro Madia da una parte; una sequenza infinita di segretari, portaborse, giuslavoristi dall’altra, l’immagine valeva più del voto di fiducia che domani verrà chiesto al senato. Il premier presuntuoso era plasticamente il ministro che si sottopone al rito della concertazione ma non lo accetta, e faceva tornare in mente quelle riunioni che l’editore Giulio Einaudi era costretto a presiedere e che soleva risolvere con imperio al grido “Burocrazia, burocrazia” e fare l’esatto contrario di ciò che gli veniva consigliato. Sembrava di assistere alla rivincita del pel di carota, un’occupazione scolastica a banchi invertiti, i professori venivano esaminati, mentre lo studente più bizzoso teneva il registro. E con sapienza Renzi faceva dimenticare tutte le concessioni fatte alla minoranza del Pd e al sindacato su reintegro anche nei casi disciplinari, sulla contrattazione, tanto che la Camusso era costretta a dire “Che non c’era stato nulla di nuovo” e mantenere la manifestazione, per non ammettere che le carezze di Renzi non si potevano denunciare come schiaffi. Insomma, stamattina la colazione governativa ha archiviato le luci accese, le poste notturne, le trame, il tradimento, le imboscate preparate per ingannare di giorno e infilzare nel pomeriggio. Ecco, il digrignare si è aperto in un buongiorno tra Renzi e i sindacati: uno invecchiava in pazienza e l’altro ringiovaniva in rapidità, così la concertazione cambiava verso ed era teatro, un nuovo teatro dell'opera

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