Politica

Renzi pare troppo di destra? E la Boschi recluta i socialisti...

Si chiamano "SocialDem" e si definiscono un "cantiere" di idee democratiche all'interno del Pd

Boschi

Carlo Puca

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Si chiamano "SocialDem" e sono "non una corrente ma un cantiere di idee per contaminare il più grande partito progressista d’Europa, il Pd". Così, con Panorama, l’ex capogruppo del Psi alla Camera, Marco Di Lello, che insieme ai colleghi deputati Lello di Gioia e Giuseppe Lauricella ha battezzato S&D, acronimo di Socialisti e democratici.

Tutto questo è successo il 28 novembre, ma il passaggio al Partito democratico viene da lontano, ovvero dallo scorso luglio, complice l’intesa cordiale (e allora segreta) tra di Di Lello e Maria Elena Boschi. La ministra per le Riforme, sempre più scaltra, ha indotto un’operazione politica ben precisa: tentare di (ri)spostare a sinistra il Pd dopo l’uscita dal partito dei vari Stefano Fassina, Alfredo D’Attorre, Pippo Civati e l’aumentato contrappeso di Angelino Alfano (prima) e Denis Verdini (poi). Figure che hanno così sporcato l’immagine del Matteo Renzi leader di sinistra da farlo apparire, agli occhi dello zoccolo duro di iscritti e militanti storici, come un centristra spregiudicato. Pronto persino al patto coi diavoli.

 "Noi saremo e faremo la sinistra nel posto più giusto, il Pd. A maggior ragione dopo l’avvento di Renzi, che ha impiegato un giorno per portare i democratici dentro la casa naturale del Partito socialista europeo. Prima di lui c’erano solo lunghi, faticosi, sterili dibattiti" sottolinea Di Lello, che aggiunge: "Sappiamo bene che per vincere le elezioni c’è bisogno di allargare il campo politico, cioè di sedurre anche il centro. Tuttavia l’obiettivo è quello di frenare gli eccessi, le contraddizioni e gli opportunismi".

Temi etici

Insomma, i SocialDem come primo argine contro gli Alfano e i Verdini, a partire dai temi etici come le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Non a caso, si tratta di un argomento verso il quale Boschi ostenta grande sensibilità e sul quale si è già scontrata con l’alleato principale di governo, il Nuovo centrodestra. Sempre non a caso, all’evento di fondazione hanno partecipato o aderito anti-alfaniani di diversa provenienza culturale: dal presidente del Pd campano Stefano Graziano al sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, dal relatore dell’Italicum Gennaro Migliore al deputato Massimiliano Manfredi e alla presidente del "Comitato Pari opportunità" Valeria Valente. E non è casuale nemmeno l’interesse del capogruppo del Pse, Gianni Pittella, pure lui socialista di origine, pure lui aderente al renzismo anti-alfaniano. E comunque, qualora permanessero ancora dei dubbi, alla fine Di Lello confessa (quasi) apertamente: «Maria Elena Boschi è stata un’interlocutrice naturale...».

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