Renzi nella strettoia tra Rai e unioni civili

Riforme a rischio empasse in Parlamento. Quella sulla tv pubblica non convince il Pd, mentre gli alleati di governo sono contro le unioni civili

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Matteo Renzi davanti ad una foto del logo della RAI – Credits: ANSA/FABIO FRUSTACI

Claudia Daconto

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Tra circa tre settimane la politica italiana andrà in vacanza. Secondo un cronoprogramma forse troppo ottimistico, Matteo Renzi sperava di ottenere entro allora il via libera definitivo a due riforme a lui particolarmente care: Rai e unioni civili. Ma dopo aver rinunciato già a una rapida approvazione di quella costituzionale, già slittata a settembre, il premier sarà costretto a rimandare all'autunno anche almeno una di queste due. Chi rischia di più sono le unioni civili. 

Sulla tv pubblica c'è infatti urgenza di fare in fretta dal momento che il consiglio d'amministrazione è scaduto da alcune settimane. Il ddl che riforma la governance di viale Mazzini è ora atteso in Aula al Senato per giovedì per passare subito dopo alla Camera. Mentre per il ddl Cirinnà (dal nome della prima firmatrice, la senatrice Monica Cirinnà), che Renzi ha promesso di voler approvare senza ulteriori indugi , bisognerà attendere almeno settembre.


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Malumori nel Pd e nel governo
Non è detto però che non possano esserci sorprese dell'ultima ora. La riforma della Rai scatena malumori nel Pd, quella sulle unioni civili in Ncd.
Gestire i primi potrebbe essere per Matteo Renzi più complicato che far rientrare i secondi. L'alleanza di governo con Ncd infatti non corre reali pericoli. Angelino Alfano potrebbe sempre rivendicare di aver combattuto comunque una battaglia identitaria per Ncd – quella contro le unioni tra omosessuali – ma che di fronte al sostegno trasversale ddl Cirinnà delle opposizioni a cominciare dal M5S ma anche da pezzi di Forza Italia e dello stesso Ncd, non avrebbe potuto fare di più.

La riforma della Rai non è invece così condivisa. Renzi può contare sui voti dei partiti di governo (Pd e Ncd) e su quelli di Fi.
Ma l'accordo raggiunto in commissione tra il partito del premier e quello di Silvio Berlusconi, per cui un ruolo fondamentale lo ha giocato Maurizio Gasparri (padre dell'ultima legge sulla tv pubblica), scontenta non solo le minoranze ma anche una parte del Pd.

I motivi di dissenso sulla Rai
Tra i critici ci sarebbero anche renziani, come il deputato Michele Anzaldi, di stretta osservanza. Se l'idea era quella di una Rai con meno politica, sottratta alla lottizzazione - è la principale obiezione – la direzione presa non è quella giusta.

Sotto accusa, in particolare, c'è il fatto che il presidente debba essere scelto dai due terzi della commissione di vigilanza e quindi in base ai soliti accordi tra partiti, che le scelte dell'amministratore delegato, di nomina governativa, vengano vagliate da un cda composto da 7 membri e la commissione per il controllo e la sicurezza formata dal presidente e da due consiglieri, “una specie di minculpop” secondo Anzaldi, con voce in capitolo anche sull'attuazione delle linee programmatiche dell'azienda e quindi in grado di interferire nell'azione dell'ad.

...e quelli sulle unioni civili
Per quanto riguarda le unioni civili, pesa la zavorra dei 1.700 emendamenti – vigilati dal solito Carlo Giovanardi – che tengono il ddl inchiodato in commissione. Area popolare (Ncd+Udc) conta al Senato 36 seggi e se Alfano volesse davvero mettersi di traverso (soprattutto su reversibilità della pensione e adozioni per le coppie gay), Renzi non avrebbe la maggioranza per approvarle nemmeno con il soccorso degli 11 verdiniani transfughi da Forza Italia.

Ma che si tratta di un'ipotesi improbabile. Soprattutto se in cambio di un'opposizione soft al ddl, Renzi dovesse confermare l'offerta a Ncd del ministero degli Affari regionali a Gaetano Quagliariello e la riconferma di qualche presidenza di commissione.

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