Renzi, i marò ed il boomerang della Mogherini

Perché la nomina a Lady Pesc del nostro ministro degli esteri si sta rivelando un grosso errore, anche per Latorre e Girone

Matteo Renzi e Federica Mogherini alla Festa dell'Unità di Bologna – Credits: VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images

Keyser Soze

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Sei mesi fa la prima telefonata che Matteo Renzi fece dopo essere entrato a palazzo Chigi fu quella ai due marò, per assumersi l’impegno di fronte al paese che li avrebbe riportati a casa. Sono trascorsi 200 giorni e i nostri soldati (di cui uno colto da un grave malore) sono ancora trattenuti in India, mentre il ministro che avrebbe dovuto risolvere il problema, Federica Mogherini, è stata imposta dal nostro premier a capo della politica estera Ue. s

Sarebbe ingiusto far cadere sulle spalle dell’inquilino della Farnesina il «caso» dei marò, ma è anche vero che sono imperscrutabili i meriti per cui Renzi l’ha voluta assolutamente lì e, soprattutto, se servirà all’Italia averla lì: «in quel ruolo si conta» spiega Antonio Martino, ex ministro ed esperto di politica estera, «se si ha alle spalle un paese che pesa a livello internazionale o se si hanno delle grandi relazioni. Mi sembra che la Mogherini non abbia alcuno dei due requisiti».

La sua nomina è una scommessa. Ardita. Anche perché il partito della «crescita» e dello «sviluppo» ha pagato ben cara quella nomina: il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, e il presidente del consiglio europeo, Donald Tusk, parlano entrambi tedesco e sono emanazioni del partito dell’austerity di Angela Merkel. Appunto, una scommessa su cui, per esempio, Massimo D’alema non punterebbe neppure un penny bucato: «un azzardo» confida ai suoi l’ex premier «frutto del tratto prevalente del carattere di Renzi e cioè l’arroganza».

E qualche ragione in fondo Baffino ce l’ha: in questi mesi la Mogherini ha portato a casa ben poco. si è inimicata i paesi dell’ex patto di Varsavia perché troppo debole con Vladimir Putin, ma non è stata ammessa ai vertici bilaterali tra i paesi Ue e la Russia. Ha convocato a Ferragosto la riunione dei ministri degli esteri ue sulla crisi irachena, ma poi Gran Bretagna, Francia, Germania si sono mosse ognuna per conto proprio. Insomma, sembra la copia sbiadita del premier: tanto movimento, poco costrutto.

«La politica estera del governo» si lamenta Silvio Berlusconi «manca di protagonismo». Ma forse proprio questa è la maggiore qualità che ha la Mogherini agli occhi dei suoi due maggiori sponsor, appunto Renzi e Giorgio Napolitano: lei non fa ombra a nessuno. Per cui la politica estera è e resterà appannaggio del premier e del presidente che la considerano «cosa loro». E che, d’ora in avanti, potranno contare su una solerte segretaria anche in europa.

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