Renzi: le prossime sfide tra amministrative e referendum costituzionale

La consultazione sulle trivelle ha dato ragione al premier. Ma le prove più difficili arrivano ora: dai comuni e dalla riforma del Senato

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Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, nella sala dei Galeoni di Palazzo Chigi, commenta davanti ai giornalisti il risultato del referendum sulle trivelle, Roma, 17 aprile 2016. – Credits: ANSA / GIUSEPPE LAMI

Claudia Daconto

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Matteo Renzi ha vinto il primo round ma la partita per la sua permanenza a Palazzo Chigi è solo all'inizio. Il risultato del referendum no-triv è inequivocabile: tranne che in Basilicata, il quorum è mancato ovunque, comprese le regioni promotrici del quesito referendario. Il 68% degli italiani ha disertato le urne come auspicava il premier.

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Sconfitti gli avversari

Il fronte trasversale che andava dal Movimento 5 Stelle alla Lega, alla sinistra interna ed esterna al Pd, ai Fratelli d'Italia e parte di Forza Italia ha convinto alla fine circa 14 milioni di cittadini. I contraccolpi dell'inchiesta “Tempa Rossa”, con la pubblicazione di intercettazioni imbarazzanti e le dimissioni di un ministro del governo, avevano fatto sperare in qualcosa di più. Anche il successo della campagna mediatica e social messa in campo dai sostenitori del referendum aveva fatto loro presagire un finale diverso. Così non è stato. Nonostante i reiterati appelli all'astensione lanciati da Matteo Renzi in persona che hanno sicuramente ingrossato le fila dei votanti.

La posta in gioco

Per tutte queste ragioni la sconfitta è risultata schiacciante. Soprattutto in ragione del significato politico che a questo referendum era stato attribuito sia da chi invitava ad andare a votare sia da chi invitava a rimanere a casa. Mare, sole e trivelle a parte, la vera posta in gioco era infatti un'altra: il governo di Matteo Renzi. Quest'ultimo ha vinto ma avrebbe potuto vincere di più. Chi ha perso sono quelli “della grande alleanza contro di me” come li ha definiti il premier. Loro, tuttavia, si augurano che la famosa “spallata” sia solo rimandata. E il capo del governo lo sa.

Gli ostacoli con cui dovrà vedersela il premier

Dalla sua può contare sul fatto che lo schieramento che gli si contrappone si ritroverà diviso già in occasione delle amministrative e faticherà non poco per ricompattarsi entro il 16 ottobre, data del referendum costituzionale. Ma ci sono anche alcuni fattori che rendono la partita insidiosa. Da una parte i nemici interni, i più insidiosi, quelli che non sono contro il Pd ma solo contro di lui. Dall'altra Renzi dovrà vedersela con le conseguenze della ripresa degli sbarchi favoriti dalla bella stagione e con la chiusura del Brennero che renderà la gestione dei migranti ancora più complicata. Non solo: anche gli effetti della stagnazione economica prima o poi cominceranno a pesare sulla fiducia nei confronti del suo operato visto che la ripresa, tanto decantata, in realtà stenta a tradursi in concreti miglioramenti delle condizioni di vita delle famiglie.

Prossimo test: le amministrative

Insomma, Renzi e i suoi, soprattutto chi ieri ha irriso la minoranza che è andata al voto con un arrogante “ciaone”, sbaglierebbero a pensare che il 68% degli italiani che si è astenuto stia tutto dalla loro parte. Altrettanto, però, sbaglierebbero i suoi avversari a pensare che 14 milioni di elettori siano tutti contro Renzi e sufficienti ad abbatterlo o a lanciare, nel caso della minoranza Pd, una leadership alternativa alla sua. La tappa intermedia è rappresentata dalle amministrative di giugno. Non si tratterà affatto di un test locale. Una vittoria della grillina Virginia Raggi a Roma avrebbe conseguenze destabilizzanti sulla politica nazionale. Napoli è data quasi per persa, mentre i sondaggi milanesi non fanno che fotografare, giorno dopo giorno, il recupero del candidato del centrodestra Stefano Parisi sul renziano Beppe Sala.

La battaglia finale: referendum costituzionale

Nel frattempo il premier dovrà convincere gli italiani, e soprattutto quella maggioranza silenziosa che ieri si è astenuta, a far sentire la propria voce forte e chiara in occasione del referendum costituzionale. La sua previsione è che alle urne si presenterà oltre il 50% degli aventi diritto e che il sì alla riforma passerà con oltre il 60% dei consensi. I suoi avversari sperano che l'appello all'astensione di oggi gli si ritorca contro domani. Ma nell'ipotesi, ad oggi remota, che Renzi perda il referendum di ottobre, le cause saranno state altre. A pesare di più sarà infatti il risultato delle amministrative, la situazione migranti e quella economica. Ecco perché, al momento giusto, il governo calerà i suoi assi e lancerà nuove promesse elettorali: dal taglio delle tasse al bonus per il secondo figlio.

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