Renzi gioca a poker sul Senato, ma FI: "Stai ai patti"

Il premier con un sms al capogruppo del Pd fa saltare la trattativa con Sel sull'Italicum. Poi rassicura Denis Verdini. La maratona procede, ma si rischia sempre l'incidente  

Matteo Renzi

Matteo Renzi – Credits: Vittorio Zunino Celotto /Getty Images

Paola Sacchi

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La macchina della riforma del Senato è partita. Ma l’incidente continua ad essere dietro l’angolo. Matteo Renzi si incarta, ammicca a Sel, litiga con FI, poi litiga con Sel e rifà pace con Fi. Al momento il patto del Nazareno sarebbe salvo. Il premier dopo aver suscitato sembra anche l’ira di Denis Verdini, verso sera  rassicura il plenipotenziario azzurro, custode del patto del Nazareno.

Matteo Renzi con la tecnica continua del rilancio, come fosse un giocatore di poker, prima ha cavalcato la mediazione, portata avanti dal capo dei dissidenti pd Vannino Chiti, con Sel, promettendo per iscritto modifiche all'Italicum che avrebbero danneggiato Forza Italia. Il risultato è stato che è saltato l'incontro con Silvio Berlusconi anche a causa di un’indisposizione dell’ex premier che peròaveva fatto sapere che per tutta la settimana non giungerà a Roma. Alla fine il premier, capendo che stava mettendosi in un angolo, memore anche del fatto che Forza Italia lo scorso fine settimana solo per una manciata di voti gli aveva fatto passare il decreto sulla competitività, stoppa la trattativa con Sel.  Lapidaria la frase che scrive in un sms al capogruppo Pd Luigi Zanda: “Basta, faccio zompare tutto”.

Risultato: si procede a oltranza. Ormai non sembrano esserci più margini per collaudare bene il percorso. Si tenta di farlo per tentativi estremi e un po’ disperati, con un linguaggio astruso che rasenta a tratti la comicità. “Votiamo allora questo separato...”, anzi “lo scorporato”, si sente gridare Pietro Grasso nel tentativo di disinnescare la mina del voto segreto sui punti nodali quali elettività del Senato e riduzione del numero dei deputati sui quali il governo rischia davvero di andare sotto. Dunque, l’unica è stabilire che il voto segreto ci sia solo sulle minoranze linguistiche e il resto invece deve essere scorporato. A costo di lasciare frasi in sospeso e “prive di logica”, come inveisce Roberto Calderoli, ritenuto il vero autore dell’emendamento mina della Lega nord che abilmente aveva messo insieme questioni relative alle minoranze linguistiche e riduzione dei deputati. Confessa un esponente azzurro di rango: “Berlusconi ci ha detto votiamo questa riforma del Senato perché noi dobbiamo ottenere l’Italicum, secondo il quale il centrodestra è l’altro polo, ma se Renzi si mette a fare giochini che rimettono in auge le forze minori fino a far diventare Grillo l’altro polo, allora qui la crisi nella quale si è cacciato se la vede lui, se la gestisce lui”. E un dissidente pd: “ Siamo arrivati al punto che la proposta di andare a una trattativa politica per iniziare almeno a sfrondare quella montagna di 8000 emendamenti l’ha fatta Vannino (Chiti ndr) che ha detto: accorpiamo per le grandi questioni e in cambio eliminiamo molti emendamenti. Palazzo Chigi si è sentito scavalcato e quindi ha rilanciato facendo proprie quelle proposte di aggiustare la legge elettorale....”.  Proposte che appunto avevano mandato su tutte le furie Forza Italia. Un pasticcio, insomma, alla fine del quale alla conferenza dei capigruppo Sel si è sentita dir: no dovete trattare con il governo...”. Diverbio tra due big del Pd: Anna Finocchiaro, relatrice con Calderoli, della riforma e Zanda, il capogruppo: la prima che voleva gestire la mediazione tutta al Senato, il secondo che era già scatato agli ordini del premier con quell’sms: “Basta, faccio zompare tutto”. Evidentemente Forza Italia gli aveva già ricordato: ora al patto del Nazareno stacci tu, noi l’abbiamo sempre fatto. Paolo Romano comunque avverte: "Con questa maratona ostruzionistica è difficile andare avanti"

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