Politica

Caso Boschi: bocciata la sfiducia al Governo

In 178 senatori hanno votato contro. "Non c'è conflitto d'interessi" ribadisce Matteo Renzi. Determinanti i verdiniani

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Matteo Renzi passa al contrattacco sul caso banche, affrontando il voto di sfiducia al governo per presunto conflitto di interessi (il padre del ministro Maria Elena Boschi è stato vicepresidente di Banca Etruria, uno degli istituti salvati dal decreto "salvabanche") e fotografa numeri e sostegni alla maggioranza a Palazzo Madama: 178 i no, 17 sopra la maggioranza assoluta grazie anche al sostegno dei senatori di Verdini e di Tosi.

Banche al centro dell'attenzione

Ma sono proprio le banche a restare al centro della polemica politica e dell'attività del governo. Renzi, "guardando solo al bene dell'Italia", difende le misure prese dal governo, a partire proprio dal decreto salva-banche. Fa spallucce e liquida come polemica mediatico-politica i riflettori accesi su Banca Etruria nella quale per un periodo il padre del ministro Boschi è stato vicepresidente.

Ma si tratta di ben altro. Panorama, è stato tra i primi a far emergere rapporti quanto meno discutibili tra Pier Luigi Boschi e la magistratura in relazione alla sua posizione in Banca Etruria.

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Simili i numeri sull'altra mozione di sfiducia di M5S. "Per noi non ci sono amici o amici degli amici, non esiste alcun conflitto d'interesse e poi da che pulpito arriva l'accusa", si difende il premier attaccando gli azzurri "sempre meno e divisi", autori della mozione insieme alla Lega.

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Anzi, rilancia, il governo è l'unico che con la riforma delle banche popolari è corso ai ripari con misure che "andavano prese 25 anni fa" per evitare commistioni tra il sistema del credito e la politica.

"Ci sono gli stessi refusi in due editoriali del Fatto quotidiano e nella mozione di Lega e Fi - ironizza - si sta giocando una strumentalizzazione politica comprensibile, alla quale siamo totalmente abituati e che non ci fa paura". Un attacco che il governo mette in conto anche per le prossime settimane: i rumors, che circolano da giorni, trovano voce oggi nel senatore Sel Massimo Cervellini per il quale "Pier Luigi Boschi il 6 febbraio dovrebbe essere indagato". "Fango" per il premier determinato ad "andare avanti per lasciare l'Italia meglio di come l'abbiamo trovata".

La riforma economica

Sul sistema bancario, il governo è al lavoro per la riforma delle Bcc che sembra pronta ma dovrebbe andare nel consiglio dei ministri non di domani ma della prossima settimana insieme alle misure per velocizzare il recupero crediti e alle norme sulla garanzia per la cartolarizzazione dei crediti in sofferenza, frutto dell'accordo raggiunto ieri a Bruxelles.

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Ma è la ripresa economica il binario su cui Renzi insiste: oggi l'Istat certifica un nuovo record di fiducia dei consumatori. "Dobbiamo lavorare, perseverare senza tregua. Ma aver restituito il futuro agli italiani è la riforma più bella che abbiamo fatto", esulta il leader Pd. Che, a differenza di Confindustria, preoccupata per gli effetti sul pil delle turbolenze dell'economia globale, dai crolli in Borsa ai prezzi delle materie prime, non mostra preoccupazione.

Fuori dall'aula

Numeri che in ogni caso interessano al premier più di quelli apparsi sul cartellone di Palazzo Madama. Renzi, infatti, lascia l'Aula dopo l'intervento tra le proteste di M5S e le accuse incrociate tra ex alleati con Maurizio Gasparri che, rivolto a Denis Verdini, gli assicura: "ora puoi andare anche a pranzo con Carboni: se ci andavi con il centrodestra ti incriminavano per P3, se vai con la famiglia Boschi sei un cacciatore di teste". (ANSA).

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