D'Alema manda Renzi in Europa?

Come si arriva alle frizioni di questi giorni tra i due leader del Pd. Compresa una proposta indecente ed il ritorno dell'amore tra D'Alema e Bersani

Il sindaco di Firenze e leader dei "rottamatori", Matteo Renzi (Credits: VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

di Luca Cerasa (per Il Foglio)

Regole, date, candidati, manovre, cene, sms e una proposta maturata per convincere Renzi a stare fermo un giro: mandarlo in Europa. Tutto matura ieri a Roma, poco prima che le principali anime del Pd si ritrovassero al Nazareno per ragionare attorno al documento presentato dai bersaniani in vista del congresso.

Nel corso del convegno – i renziani e i veltroniani, ormai un’unica corrente, hanno scelto di non esserci, e lo stesso i giovani turchi – molti dei partecipanti hanno negato la presenza di una “union sacreé” per scoraggiare la candidatura di Renzi. Eppure, stando a quanto risulta al Foglio, nelle ultime ore il patto di sindacato del Pd (Bersani-Franceschini-Letta-D’Alema) ha ricominciato a muovere le pedine sul tavolo proprio per provare a mettere sotto scacco il sindaco. Prendete D’Alema e Bersani.

Dopo mesi di freddezza dovuta allo sgambetto fatto all’ex presidente del Copasir nella scelta per il candidato al Quirinale, Bersani e D’Alema si sono riavvicinati. L’ex segretario, che da giorni prova a invitare a cena il vecchio amico Max, si sta dando da fare per ricucire la frattura nel corpaccione rosso del Pd, e nell’attesa di ricevere una risposta sulla cena ha già trovato una partita da giocare insieme all’ayatollah massimo: quella sulle regole. Il 28 luglio, Epifani convocherà una direzione per definire le norme congressuali; e in vista di quell’appuntamento Bersani e D’Alema sono intenzionati a portare avanti tre battaglie più o meno comuni: regole, leadearship, exit strategy per Renzi. Ecco, ma di che si tratta?

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