Redazione

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Matteo Renzi è soddisfatto dalla prova dei duemila banchetti che nel fine settimana hanno mobilitato dirigenti e militanti Pd, consentendo anche di aumentare il numero degli iscritti, ultimo motivo di scontro con la minoranza. L'unità dei dem, però, sembra destinata a non durare a lungo: alla Leopolda, annuncia il ministro Boschi, "non ci saranno bandiere di partito" e nel frattempo a Roma si riunirà la minoranza.

Fuori dal Pd, poi, si aggiunge Giuliano Pisapia che oggi attacca il doppio ruolo di Renzi premier e segretario "perchè se uno fa il presidente del Consiglio non ha la possibilità di seguire i territori".

Renzi, in realtà, tra rischi terrorismo, impegni di governo e con il Giubileo alle porte, ostenta distacco dalle polemiche di partito. E anche dalle tensioni in vista delle amministrative, a Milano come a Napoli. "Saranno primarie bellissime, vinca il migliore. Il resto è dietrologia e noia", taglia corto il segretario dem che non ha intenzione di prendere in mano il dossier delle comunali prima di gennaio.

In ogni caso, però, il premier chiarisce che non sarà un test nazionale: "Le comunali scelgono i primi cittadini e non i primi ministri". Fino a giugno, il leader dem spera di sciogliere i nodi locali e, nel caso di Roma, risollevare l'immagine del Pd dopo la vicenda Marino con una buona riuscita del Giubileo, affidato al duo Gabrielli-Tronca. Quanto a Milano, per il Pd il dado sembra ormai tratto: tra fine febbraio e marzo ci saranno le primarie e al Nazareno sperano nella vittoria di Giuseppe Sala.

Non si pronuncia ancora sul suo candidato, invece, Giuliano Pisapia anche se la settimana scorsa ha accompagnato all'incontro con Renzi la sua vice Francesca Balzani, "una vicesindaco stimata moltissimo, che vuole l'unità del centrosinistra". Il sindaco di Milano liquida come "una calunnia enorme" che lui abbia chiesto una nomina alla Corte Costituzionale in cambio di un accordo per le comunali.

E apre un nuovo fronte critico verso il Pd ed il suo leader: "È sbagliato che il segretario del Pd sia anche premier", sostiene spiegando che così non si riescono a seguire i territori e poi, rincara, "manca una persona che rappresenti l'intero partito, maggioranza e minoranza, che abbia capacità di dialogo".

Critiche che ricalcano le obiezioni della sinistra dem che però oggi evita le polemiche ma si prepara ad incalzare il vertice del partito, sull'organizzazione come sulla legge di stabilità, all'assemblea di sabato prossimo. Il tema per i renziani, però, non esiste: ora è così, come prevede anche lo Statuto del Pd, se al congresso del 2017 qualcun altro vincerà, potrà cambiare la situazione. "Ovunque il capo del principale partito è anche leader di governo", obietta Renzi. E, a distanza, Maria Elena Boschi ribatte le obiezioni del sindaco di Milano: "Credo sia un elemento di maggior forza avere un governo che sente la spinta del partito più votato d'Europa: questo ci dà anche una maggiore credibilità e solidità nelle nostre azioni in ambito Ue".

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