Rissa al Senato dove Renzi viene battuto

Parapiglia in aula con due contusi. Resa dei conti al Nazareno dopo la batosta; forte è il sospetto sulla "vendetta dei bersaniani perché esclusi dalla segreteria" - Foto

I leghisti festeggiano al Senato la sconfitta del Governo Renzi – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Paola Sacchi

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Matteo Renzi alla direzione a largo del Nazareno, poco dopo l'incidente al Senato che ha visto il governo andar sotto, cerca di fare lo scaricabarile su Forza Italia: "Attenzione, non sono stati solo i voti dei nostri".  Poi smentisce le prime dichiarazioni dei suoi, da Pina Picierno a Francesco Nicodemo: "Nessun remake della carica dei 101".

Che di "carica" si trattava, evocando i franchi tiratori autori della caduta della candidatura di Romano Prodi al Quirinale, invece i suoi fedelissimi lo avevano  subito denunciato. Resta però, ammette il premier e segretario pd, "l'amaro in bocca".

Al Senato è tutto un parlottare sui conteggi dei franchi tiratori. Renzi fa lo scaricabarile, ma un senatore del Pd, ortodosso anche se non renziano ammette: "Ci sono stati dissidenti e franchi tiratori anche dentro Forza Italia, dove c'è tutta un'ala insofferente nei confronti di Denis Verdini e del patto del Nazareno, ma il grosso viene da noi". Sussurra: "E' stata la vendetta dell'ala bersaniana. Quello di oggi doveva essere il giorno in cui finalmente sarebbero dovuti entrare in segreteria anche esponenti della minoranza e invece Renzi ha detto di no. Il risultato è stata questa votazione". Bersani intanto ironizza su facebook: "Calma, l'esperto della carica dei 101 sono io". Esperto, significa vittima: era lui il segretario del Pd che decise la candidatura di Romano Prodi al Colle, impallinato dalla carica dei 101. Cosa che lo costrinse alle dimissioni.

Ma a Palazzo Madama è tutta una caccia al franco tiratore e un balletto di numeri, secondo i quali sarebbero stati una trentina i voti del Pd a impallinare il governo, una quindicina quelli di Fi e il resto sarebbe da cercare tra i dissidenti del gruppo centrista "Per l'Italia" e dentro Ncd. C'è da dire che molti erano già venuti allo scoperto. Felice Casson (dissidente Pd) a Panorama.it: "Ma quale carica dei 101! Questi sono matti! Sia io che Vannino Chiti avevamo già sottoscritto l'emendamento Candiani (quello sul quale il governo è andato sotto e  che introduce il bicameralismo sulla famiglia, la sanità e i diritti civili ndr)  alla luce del sole".

Tra malpancisti Fi e soprattutto rischio di nuove cariche da 101 nel Pd la maratona si inceppa. Il presidente del Senato Pietro Grasso alla ripresa dei lavori nel pomeriggio è duramente contestato dalla Lega Nord "per l'aiuto dato a Renzi" sottoponendo a voto palese il secondo emendamento del leghista Stefano Candiani, per evitare al governo di andare sotto per una seconda volta. Su quell'emendamento, poi bocciato,  che mescolava abilmente minoranze linguistiche e riduzione del numero dei deputati a 500. All'inizio, ricorda il leghista, Grasso aveva messo il voto segreto.

"Grasso ha così ristabilito l'1 a 1 nella partita tra governo e dissidenti, ma qui mi sembra Italia-Germania del 1970, ora arrivano i supplementari", scherza il dissidente Pd Massimo Muchetti, ex giornalista del Corriere della sera. E Augusto Minzolini, capo dei dissidenti azzurri: "Grasso si è comportato come un arbitro che ai calci di rigore fa segnare il primo e visto che è andato in porta, sospende a quel punto tutti gli altri rigori. La realtà è che il governo si è messo paura, per questo è stato messo il voto palese".

Candiani nella mattinata a chiusura dei lavori è stato bloccato dai commessi mentre si dirigeva minaccioso verso Grasso. Il quale alla ripresa delle votazioni di fronte alla bolgia sospende la seduta e minaccia: "Chi continua così lo butto fuori dall'aula e non lo faccio partecipare più alle votazioni". Un decano dei senatori fa notare: "Veramente non è lui che decide le sanzioni, queste vengono decise da un'apposita commissione".

 

Palazzo Madama viene invasa dai parlamentari 5 stelle e la tensione cresce al punto che al termine di un duro confronto tra Grasso e le opposizioni, durante la riunione dei capigruppo, Mario Ferrara (Gal) denuncia: "Il presidente ha minacciato di chiamare la Polizia". Poco dopo la precisazione del portavoce di Palazzo Madama: "Il Presidente si riferiva agli assistenti d'aula che il regolamento definisce Polizia del Senato...". La tensione però in aula on si placa. Nasce un parapiglia: Nunaizante Consiglio (Lega) si sente male e viene portato fuori a braccia dai colleghi di partito. Poco dopo tocca alla senatrice di Ncd, Laura Bianconi ricorrere all'infermeria. Per lei una sospetta lussazione della spalla. Grasso sospende la seduta attaccando i colleghi "Quello che abbiamo offerto è uno spettacolo poco gratificante che fa perdere credibilità"

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