Renzi alla ricerca di un nuovo equilibrio nel PD

Commenta le elezioni giudicandole un voto di "cambiamento". Lo stesso che ora gli chiede il suo partito, a cominciare da Bersani, Fassino, Speranza...

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Il presidente del consiglio Matteo Renzi durante l'incontro a palazzo Chigi, Roma, 20 giugno 2016. – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Redazione

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Il premier Matteo Renzi non si tira indietro. E chiama le cose con il nome che secondo lui è il più adatto: "Voto di cambiamento" non di "protesta". È così che meno di 24 ore dopo l'esito delle elezioni comunali con il M5S che ha stravinto a Roma e Torino, il premier e segretario Pd sceglie Palazzo Chigi per il suo discorso.

Quello dei ballottaggi è un voto che conserva "ragioni di forte valenza territoriale", ma che rivela un "dato nazionale" chiaro: "c'è una vittoria molto netta del M5S che va chiamata con il suo nome".

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E ancora: il voto in alcune città "deve far riflettere il Pd". Per capire le conseguenze politiche di tutto ciò, tuttavia, Renzi rimanda al 24 giugno quando con la segreteria del suo partito farà un'analisi, che è "più articolata e complicata di come appare".

Ci tiene a chiarire che il Governo aiuterà tutti i sindaci a cui fa i suoi migliori auguri a cominciare da Virginia Raggi neo eletta sindaco di Roma.

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Gli occhi sono dunque puntati al 24 giugno quando Renzi dovrà affrontare il suo partito. Già questa mattina Pierluigi Bersani dichiarava alla trasmissione Agorà su Rai3: "Le amministrative le ha perse il Pd, a me non piace caricare addosso a una persona sola. Certo, chi guida deve avere l'umiltà di riflettere. Abbiamo perso perchè abbiamo perso il contatto con la realtà che non è quella che Renzi ci sta raccontando.

Come lui anche Piero Fassino sindaco uscente di Torino, pesantemente sconfitto ai ballottaggi da Chiara Appendino del M5S. In un'intervista a Repubblica chiede a Renzi più "attenzione".

"Non gli consiglierei certo di ridurre la forte tensione all'innovazione che lo spinge, perchè l'Italia ha bisogno di un grande cambiamento", dice a proposito del premier. "Pero' ci vuole anche una maggiore attenzione a quella sofferenza sociale che nella società c'è". Per Fassino il premier dovrebbe anche affidare il partito a un suo vice: "In Europa la guida del governo coincide quasi sempre con quella del partito. Poi, se uno guarda al modello più sperimentato, quello tedesco, vede che c'è un leader - il cancelliere - e poi c'è una figura forte, il numero due del partito a cui è affidata la gestione. Mi sembra
un modello ragionevole".

Già ieri Roberto Speranza aveva dichiarato che il doppio incarico di Renzi premier e segretario del Pd "non funziona, non fa bene al partito. Dico che bisogna cambiare rotta o facciamo un errore non recuperabile". Di questo passo, è la considerazione, "il referendum di ottobre non sarà una passeggiata".

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