Regali di fine legislatura: prorogati i dirigenti senza concorso

La norma nella manovra fa slittare a giugno 2018 l'obbligo dei concorsi e la validità delle posizioni a tempo. Il Dirstat: «E' andata anche bene: sventato il rischio di una sanatoria permanente»

Agenzia delle entrate

– Credits: Imagoeconomica

Stefano Caviglia

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La maggioranza in Parlamento prepara le valigie e nel bagaglio mette l’ennesima proroga dei dirigenti promossi senza concorso nelle agenzie fiscali. Di questa vicenda, una delle più imbarazzanti della pubblica amministrazione italiana, Panorama.it ha già dato conto in passato.

Si tratta di centinaia di posizioni di livello elevato assegnate nell’arco di una quindicina d’anni aggirando l’articolo 97 della Costituzione, in base al quale “agli impeghi nella Pubblica amministrazione si accede mediante concorso”. La situazione si è fatta più che mai delicata nel marzo 2015, quando la Corte Costituzionale ha dichiarato decaduti per questo motivo ben 800 dirigenti delle agenzie fiscali, chiedendo di svolgere i concorsi mai fatti e invocati inutilmente da anni.

Ne è seguita una legge che ha fissato come termine ultimo per mettersi in regola il 31 dicembre 2016. Ma i vertici delle Agenzie (anzitutto quelli dell’Agenzia delle entrate) hanno scelto un’altra strada, assegnando a molti dei dirigenti decaduti, sempre senza concorso, posizioni operative temporanee (di fatto una pre-dirigenza che non esiste in alcuna altra branca dell’amministrazione) valide anch’esse fino alla fine del 2016. La coincidenza di date non è senza ragione, perché una volta effettuate le prove pubbliche, come previsto dalla Costituzione per la promozione dei dirigenti, le posizioni a tempo non avrebbero più avuto ragion d’essere.

Peccato che quelle prove non si siano mai tenute. Così, per evitare che il comportamento dei vertici delle agenzie fiscali finisse in “fuori-gioco”, il Parlamento ha approvato nella legge di Stabilità del dicembre scorso una proroga della validità delle posizioni temporanee al 30 settembre del 2017 e nel Milleproroghe di febbraio 2017 una norma quasi gemella per far slittare l’obbligo di tenere i concorsi al 31 dicembre dello stesso anno.

Ora sarebbe il momento di cominciare a pensare alla legge di Stabilità del 2018, ma qui entra in ballo l’imprevedibilità della politica. Con il precipitare della situazione verso la fine anticipata della legislatura tutto è diventato incerto. A parte il rischio (considerato residuale ma non da escludere) che la legge di Stabilità 2018 sia rimpiazzata dall’esercizio provvisorio, resta l’estrema incertezza sul prossimo Parlamento. La futura maggioranza accetterà di far slittare ancora una volta i concorsi che una sentenza della Corte Costituzionale aveva stabilito si tenessero entro la fine 2016? Da qui la decisione di muoversi in anticipo e di inserire nella manovra economica appena approvata alla Camera due emendamenti ad hoc che prorogano sia le posizioni temporanee che l’obbligo di fare i concorsi al 30 giugno 2018.

«Ed è andata anche bene» fanno sapere dal sindacato dei dirigenti pubblici Dirstat «perché erano stati presentati emendamenti per una sanatoria permanente, con tanti saluti alla sentenza della Corte Costituzionale. Poi qualcuno si deve essere reso conto che questo non sarebbe stato il viatico ideale per la campagna elettorale e non sono stati approvati. Di questo siamo molto contenti. Resta invece l’amarezza per l’ennesimo slittamento dell'obbligo dei concorsi e per la proroga delle posizioni assegnate illegittimamente nel frattempo».

La scelta è stata insomma di mettere una nuova toppa. Per quanto si può prevedere oggi, un'altra sarà necessaria il 30 giugno 2018. Sempre che non si ritenga di poter fare a metà del prossimo anno senza troppi contraccolpi, con la legislatura iniziata da pochi mesi, la sanatoria ritenuta impraticabile oggi.

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