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Politica

Referendum: sempre meno probabile lo spacchettamento

Deciso "no" del Governo all'ipotesi sostenuta dai radicali, che proveranno comunque a raccogliere le firme necessarie tra i parlamentari

Si allontana quasi definitivamente l'ipotesi dello spacchettamento del quesito referendario sulle riforme costituzionali del prossimo ottobre.

La proposta di dividere il tutto in più quesiti omogenei, sostenuta da tempo dai Radicali e ipotizzata negli ultimi giorni sia da dal gruppo di Ap sia da quello di Scelta Civica, ha infatti ricevuto il deciso “no” del Governo, a partire dal premier Matteo Renzi e dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che ha incontrato sul tema proprio i radicali per esprimere - come poi riportato dal loro segretario Riccardo Magi - un sostanziale rifiuto alla possibilità che "il governo possa farsi o si faccia promotore" dello spacchettamento.

Le parole di Renzi
Anche il premier Matteo Renzi si è poi espresso riguardo lo spacchettamento referendario, affermando che l'ipotesi "non sta in piedi, nel senso che capisco che semplificherebbe la comprensione se la domanda fosse secca ma è in ballo la Costituzione, e la maggioranza dei giuristi dice che non è possibile spacchettare e fare il referendum à la carte". 

"Mission impossible" per i radicali
Il doppio “niet” non ha però cambiato la convinzione della bontà della soluzione da parte dei radicali italiani, che hanno ora 48 ore di tempo per trovare in Parlamento le firme necessarie (ovvero 1/5 dei senatori e 1/5 dei deputati) per portare l’iniziativa il 15 luglio in Cassazione. Anche se la loro - come detto – pare ormai una “mission impossible”, anche perché non può nemmeno contare sul sostegno di Sinistra Italiana, del M5S e pure di Forza Italia, che parla di "ennesimo imbroglio messo in campo per confondere ancora di più i cittadini". Un concetto, quest’ultimo, che sostanzialmente trova d’accordo lo stesso Matteo Renzi.

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