Politica

Referendum: l'ambasciatore Usa in Italia si schiera per il Sì

Ipotizzando conseguenze economiche disastrose sugli investimenti americani in Italia in caso di vittoria del No

Referendum: ambasciatore Usa, 'no' sarebbe un passo indietro

Redazione

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L'ambasciatore Usa in Italia John Phillips si schiera apertamente per il Sì al referendum, ipotizzando "conseguenze negative sugli investimenti" americani in Italia in caso di vittoria del No.

Una posizione che il dipartimento di Stato Usa non commenta alla quale segue, quasi a ruota, la previsione di Fitch di "uno choc per l'economia" con rischi sul rating italiano.

Bersani: il referendum non è "il giudizio di Dio"

Scenari che non commentano neppure Palazzo Chigi e il vertice Pd, tradendo per alcuni un certo imbarazzo. Ma che scatenano l'ira dei sostenitori del No al referendum contro "l'indebita ingerenza" di un Paese straniero e di Pier Luigi Bersani contro chi disegna il referendum come "il giudizio di Dio".

In serata però è il ministro Andrea Orlando a ridimensionare la portata delle parole dell'ambasciatore Usa: "Si tratta solo di un consiglio di un Paese amico, un tratto di riflessione da non mettere al centro della discussione", ha detto dalla Festa dell'Unità di Roma.

Il giorno dopo l'annuncio dell'invito di Renzi e della moglie Agnese alla cena di Stato, il 18 ottobre, alla Casa Bianca, l'ambasciatore Usa in Italia, parlando di "grandissima stima di Obama per Renzi", si spinge oltre a sostegno del governo italiano.

Una strada verso la stabilità

"Il referendum è una decisione italiana" è la premessa ma il Paese "deve garantire stabilità politica" e il voto sulla riforma costituzionale "offre una speranza sulla stabilità di governo per attrarre gli investitori".

Un'uscita in linea con altri scenari "catastrofici" in caso di vittoria del No, ipotizzati da osservatori internazionali negli ultimi mesi. Che però non aiutano la nuova linea del governo di abbassare i toni e raffreddare le preoccupazioni sugli esiti del referendum. E che riaccendono lo scontro politico sul referendum.

Ambienti di governo, però, chiariscono che l'uscita dell'ambasciatore non era concordata con l'esecutivo che la registra senza imbarazzo né sorpresa, piuttosto sorpreso dall'eccesso di polemica scatenatasi. (Ansa)

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