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Ieri è stato nominato presidente. E oggi si è presentato nella nuova veste all'Assemblea di Confindustria. Presenti in sala il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il suo predecessore Giorgio Squinzi, Vincenzo Boccia ha subito fatto capire (seppure indirettamente) che plaude in qualche modo al Governo Renzi ma chiede di più.

"Confindustria si batte fin dal 2010 per superare il bicameralismo perfetto e riformare il Titolo V della Costituzione. Con soddisfazione, oggi, vediamo che questo traguardo è a portata di mano" ha dichiarato aggiungendo che "la nostra posizione e le conseguenti azioni sul referendum verranno decise nel Consiglio generale convocato per il 23 giugno", dopo le amministrative e nel giorno del referendum inglese sulla Brexit.

Una dichiarazione implicita ma chiara di appoggio al Governo Renzi per la chiamata elettorale su cui il premier si gioca il futuro politico.

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Il nuovo paradigma economico
Ma Boccia chiede di più perché la crisi ancora non è superata. Anzi, l'Italia non è neanche in ripresa. L'economia è "ripartita". "Senza dubbio", certo. Ma è solo ripartita. "È una risalita modesta, deludente, che non ci porterà in tempi brevi ai livelli pre-recessione. Le conseguenze della doppia caduta della domanda e delle attività produttive sono ancora molto profonde. Dobbiamo attrezzarci al nuovo paradigma economico. Dobbiamo costruire un capitalismo moderno fatto di mercato, apertura ai capitali, investimento nell'industria del futuro. Non partiamo da zero".

La ricetta? Secondo Boccia bisogna spostare il carico fiscale alleggerendo quello sul lavoro e sulle imprese e aumentando quello sulle cose e abbattere le aliquote con le risorse della ''revisione degli sconti fiscali'' e della lotta all'evasione. Ecco perchè è "ottima" secondo Boccia la riduzione dell'Ires dal 2017 ''che però non basta''. Boccia chiede di potenziare il bonus ricerca, rinnovare il ''superammortamento'' sugli investimenti, ma anche il rispetto dei vincoli Ue: ogni violazione delle regole ''verrebbe sanzionata dai mercati", ha aggiunto.

"L'industria del futuro richiede dimensioni adeguate. Crescere deve diventare la nostra ossessione''. E ancora: ''Prima di chiedere agli altri, dobbiamo iniziare ad indicare ciò che spetta a noi'' e, in particolare, ''innovare i modelli di governance e di finanziamento'', diventando ''meno bancocentrici''.  "Dobbiamo rilanciare l'Italia valorizzando le nostre capacità di seconda potenza manifatturiera europea, di sesta nazione esportatrice per valore aggiunto". Per il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia, "questa scelta ha un solo nome: politica industriale".

Le banche
"Il tempo è cruciale", avverte Boccia chiedendo uno stop "ad una Italia costituita da mondi che spesso non si parlano mentre noi - dice - vogliamo che comincino a dialogare. Vogliamo che non ci sia più contrapposizione tra istituzioni e imprese". Anche questo "vuol dire un Paese moderno. Un Paese civile". Le banche non guardino solo ai bilanci, ma ''tornino dentro le imprese, a parlare con noi imprenditori, nei nostri capannoni, non nei nostri uffici''.

Alle banche Boccia chiede di ''conoscere gli asset intangibili: i rapporti con i clienti e i fornitori, il management, i brevetti, i marchi, la nostra reputazione, le relazioni con il territorio, le reti commerciali, i contratti di secondo livello. Sono elementi qualitativi che vanno valutati al pari delle voci quantitative del bilancio. E voi dovete assumervi questo rischio e queste responsabilità"

La cultura
Imprese e cultura sono "molto più vicine di quanto si creda" ha sottolineato Boccia e rivolgendosi a Mattarella ha aggiunto: "Presidente, facciamo nostre le sue parole quando afferma che "ogni investimento per la cultura è speso anche ai fini della crescita del nostro Paese". Anche noi imprenditori crediamo che la cultura sia motore di sviluppo. Umano ed economico".

L'Europa e i muri
"Dobbiamo opporci con tutte le nostre forze alla costruzione di muri, che siano fatti di filo spinato o di posti di blocco, che siano tra Serbia e Ungheria o tra Austria e Italia. Chiudere il Brennero è come bloccare un'arteria: causerebbe un infarto" rimarca Boccia. "Poco meno di trent'anni fa noi in Europa i muri li abbattevamo"

Il rapporto con i sindacati
Tende una mano ai sindacati Boccia. "Con i profitti al minimo storico, lo scambio salario-produttività è l'unico praticabile e crediamo che la contrattazione aziendale sia la sede dove realizzarlo" ha dichiarato rivolgendosi ai rappresentanti sindacali presenti. "Non vogliamo giocare al ribasso". Il contratto nazionale "resta per definire le tutele fondamentali del lavoro" e sulle nuove regole contrattuali dice: "Adesso non si puo' interferire con i rinnovi aperti" e "quando riprenderemo il confronto, avremo come bussola" questo scambi".

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