Rebus Governo: chi sarà premier

Gli scenari, le stategie e i nomi dei possibili premier nel giorno delle consultazioni

Pietro Grasso, presidente del Senato. Credits: (ANSA / Antonio Di Gennaro Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica)

Carmelo Caruso

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Da presidente del Senato a premier, grillini permettendo. E’ Pietro Grasso il nome più accreditato, quel nome esplorativo che Pierluigi Bersani si accingerebbe a proporre a Giorgio Napolitano per formare il nuovo governo. Forte della sua capacità di far capitolare i senatori del Movimento 5 Stelle sulla sua nomina a presidente di Palazzo Madama e forte addirittura di un sostegno che potrebbe arrivare perfino dal Pdl (sembra che Silvio Berlusconi si sia detto favorevole a un ipotetico governo Grasso; un governo che sposi una linea morbida nei confronti del Pdl), Grasso potrebbe riuscire nella difficile impresa di far convergere tutto l’arco politico. Ma sarà poi vero? O sarà soltanto strategia, nient’altro che tattica? Per alcuni il “governo Grasso”, sarebbe soltanto uno scenario prodromo, una mossa che aprirebbe il campo alla soluzione più scontata, ma anche la più rischiosa: ovverosia l’incarico a Bersani e subito in aula alla conta.

Finora il più arcigno scoglio è stato proprio il presidente della Repubblica, che attraverso moniti, mezze frasi e suggerimenti indirizzati, sembra aver fatto capire a Bersani che questa soluzione è da escludere se non sostenuta da una sicura maggioranza. Insomma, niente incarico se Bersani non dimostri di aver raggiunto un’intesa che presagirebbe la sicura fiducia sia in Senato che alla Camera.

Ma con chi? Il segretario del Pd si sarebbe detto prontissimo a fare il passo indietro, del resto sul suo nome il Movimento 5 Stelle ha chiuso da tempo, men che meno lo appoggerebbe il Pdl, nonostante Berlusconi appena uscito dall’incontro con Napolitano si sia dichiarato favorevole a un governissimo Pd-Pdl. Nient’altro che avvisi di disponibilità destinati a svanire non appena pronunciati dato che entrambe le coalizioni sanno che l’ipotesi è soltanto un’improbabile fantasia.

Tuttavia se Bersani non desistesse dal suo convincimento (presentarsi alle camere con i famosi otto punti, proporre una squadra di governo inattaccabile) e Napolitano cedesse, un suo fallimento porterebbe dritti alle urne. Giugno? Più probabile ottobre con un governo Monti che proroghi la sua permanenza per gli affari correnti. La soluzione non dispiacerebbe al Pdl che secondo sondaggi viene dato al 30% sopra il M5S e sopra il Pd. E non dispiacerebbe neppure a Matteo Renzi, unico nome che possa sfidare o contendere il governo a Berlusconi.

Per il resto non rimangono altro che nomi prestigiosissimi a cui affidare il governo sulla falsariga di quanto è avvenuto con Mario Monti, poco più di un anno fa. Ed è la solita ridda di nomi che si implementa di giorno in giorno: civil servant chiamati più che al governo a un capezzale. Si chiama governo di scopo e sarebbe un governo che potrebbe essere presieduto dal giurista Stefano Rodotà, Fabrizio Saccomanni, direttore di Bankitalia, Anna Cancellieri, attuale ministro degli Interni, fino agli improbabili Gustavo Zagrebelsky, Valerio Onida. Congetture, scenari che il più delle volte si rivelano fallaci, quasi a ricordare che ogni nomina è l’arte del compromesso come ricordava Pietro Godetti

(Twitter: @carusocarmelo)

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