Il 30 luglio e i dubbi della base Pd

I patemi del Pd in attesa della sentenza definitiva della Cassazione contro Silvio Berlusconi - le previsioni del Parlamento sulla sentenza -

Silvio Berlusconi al termine di un'udienza del processo Mediaset (Credits: Daniel Dal Zennero/Ansa)

Claudia Daconto

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Tra attesa, speranza e disillusione il popolo di centrosinistra attende la data del 30 luglio come il giorno del giudizio universale. Quello che in cui la Cassazione potrebbe condannare Silvio Berlusconi, in via definitiva, a 4 anni di reclusione e 5 d'interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale nell'ambito del processo Mediaset. Tradotto: se non dalla vita politica del Paese, uscita definitiva quanto meno dal Parlamento italiano.

Non tutti, però, sono convinti che la sentenza arrivi davvero la prossima settimana. C'è qualche possibilità che, come sogna il Pdl, tutto slitti a dopo l'estate.

Secondo i nuovi calcoli elaborati dagli stessi giusti dell'Alta Corte, la prescrizione potrebbe scattare, infatti, tra 14 e 27 settembre. Meno fretta, dunque.

Ma nel frattempo, da giorni, nei circoli, ai piani alti dei partiti – non solo del Pd - nelle sedi locali, alle feste dell'unità sparse su tutto il territorio, non si fa che parlare di questo.

L'impressione è che tutto resti appeso a quello che succederà martedì prossimo: il destino del Cavaliere, quello del Pdl, le larghe intese, il governo Letta addirittura il congresso del Pd ed eventuali elezioni anticipate.

Ma più che Berlusconi sono i dirigenti nazionali del Pd che la base attende al varco. Dopo aver ingoiato la rielezione di Napolitano dopo il siluramento di Prodi fino al salvataggio del ministro dell'Interno e segretario del Pdl Angelino Alfano sull'affaire Shalabayeva, un eventuale “assoluzione” politica dopo un'altrettanto eventuale condanna giudiziaria, potrebbe rappresentare davvero il punto di non ritorno.

O forse no. Perché se fino ad oggi, al di là delle minacce, le tessere davvero strappate si contano sulle dita di una mano, è possibile, anzi probabile, che anche in questo caso sia ancora una volta l'appello al senso di responsabilità a impedire una fuga in massa dall'ovile. Impensabile soprattutto in vista di un congresso che, come molti implorano, potrebbe aprire una stagione nuova per i democrat al di là delle risse sulla data – che potrebbe slittare al 2014 – e sulla coincidenza o meno di leadership e premiership. Nodo che, tra l'altro, dovrebbe essere sciolto proprio oggi nel corso della direzione del Pd.

Non c'è dubbio che militanti ed elettori sperino in una condanna definitiva e che a questo segua la caduta di un governo insopportabile per la base. Ma è anche vero che molti non si nascondono quale sarebbe il rischio, ossia quello di dover tornare a votare con il Porcellum.

Due giorni fa Enrico Letta lo ha detto senza mezzi termini: “Non esiste alternativa a questa maggioranza”. E quindi? E quindi o si va avanti con il Pdl per fare le quattro cose necessarie al Paese (legge elettorale, riforma istituzionale, rilancio dell' economia e dell'occupazione), oppure, data l'assoluta indisponibilità da parte del Movimento 5 Stelle ad allearsi con il Pd per formare una nuova maggioranza in grado di governare, non ci sarebbe nessuna alternativa alle urne.

Un'ipotesi istintivamente auspicata ma razionalmente temuta perché significherebbe andare a votare proprio in coincidenza dell'appuntamento congressuale che, a quel punto, dovrebbe necessariamente slittare. Senza contare le dimissioni di Giorgio Napolitano che, avendo escluso di poter lui sciogliere le Camere, lascerebbe il Quirinale il giorno dopo la caduta del governo aprendo, di fatto, un nuovo fronte di guerra per la scelta del suo successore.

A chi milita, e soffre, nel Pd non sfugge nemmeno che anche dentro il Pdl si sta ragionando sul da farsi. Niccolò Ghedini è pessimista: "Berlusconi - ha fatto intendere di ritenere - sarà condannato". E a quel punto? “A Berlusconi e al Pdl non interessa nulla del bene del Paese – commentava un vecchio militante qualche giorno fa alla Festa dell'Unità di Roma – appena fanno fuori il Cavaliere questi si sfilano. A settembre rinasce Forza Italia che, secondo qualche sondaggio, prenderebbe subito, sulla carta, il 30%. Perché allora dovrebbero rimandare le elezioni?”.

Ma sono poi tutti così certi che Silvio sarà condannato? “Ho letto che i giudici sono quasi tutti di destra o centrodestra, comunque non ostili – ragiona uno degli iscritti a un circolo romano - L'hanno già salvato una volta, perché non dovrebbero farlo ancora?”.

E se alla fine andasse proprio così? “Per noi sarebbe una delusione, ma sono certo che i primi a tirare un sospiro di sollievo sarebbero i nostri leader al Nazareno”.

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