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Il premier Matteo Renzi è atterrato a Camp Arena, il quartier generale italiano ad Herat, dove ha incontrato gli alpini della brigata Julia, il contingente di circa 500 soldati che dovrebbe concludere l'esperienza italiana in Afghanistan. La visita è cominciata con un omaggio ai caduti: 54 le vittime dall'inizio della missione, che avrebbe dovuto cessare nel prossimo ottobre e che invece si protrarrà alcuni mesi dopo l'impegno confermato anche dagli Usa.

Camp Arena, che in un passato non lontano ha ospitato anche 8.500 soldati di vari Paesi, è in fase di smobilitazione. Ora i militari sono all'incirca un migliaio, tra cui appunto circa 500 italiani (sono stati oltre 4.000, al massimo dell'impegno). Di questi, una settantina svolgono i compiti di addestramento propri della missione Resolute Support, subentrata all'inizio dell'anno a Isaf, cioè addestrano gli istruttori e gli specialisti afgani; gli altri, forniscono loro sicurezza e svolgono le altre attività che un contingente a fine mandato comunque comporta, a cominciare dal complesso lavoro di rimpatrio di mezzi e materiali attraverso ponti aerei e navali. Si tratta di una vera e propria operazione nell'operazione, l'hanno ribattezzata "Itaca". Finora sono stati trasferiti in Italia oltre 13 mila metri lineari di container. Ne mancano circa 4.000.

Ad ottobre, secondo i piani originari, gli italiani avrebbero dovuto lasciare definitivamente Herat e concentrarsi in un numero molto modesto a Kabul. Un piano di rimpatrio concordato naturalmente con la Nato e con gli alleati principali, Stati Uniti in testa. Ma Obama ha di recente annunciato che il contingente di 10.000 soldati americani resterà invariato per tutto il 2015 e non si dimezzerà come previsto, mentre a fine anno verrà comunicata la consistenza per il 2016, con ritiro completo entro il 2017. Una sorte che sembra destinata ad accomunare il contingente italiano, che - come già annunciato dallo stesso Renzi - resterà alcuni mesi in più oltre il previsto. (ANSA).

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