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RaiRenzi, RaiGori, RaiVerdelli e l'infornata dei nuovi direttori

A viale Mazzini sono state ufficilizzate le nuove nomine. Mentre la rottamazione dei direttori dei tg potrebbe slittare a dopo le elezioni amministrative

Antonio Campo dall'Orto

Antonella Piperno

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Con l’infornata ad alto tasso renziano dei nuovi direttori di rete pare che l’amministratore delegato della Rai Antonio Campo Dall’Orto sia per il momento sazio.

La fase due della rottamazione, quella che rinnoverà i direttori dei tg, non seguirà a ruota come ci si aspettava, ma pare sia rinviata a dopo il voto delle amministrative. Anche perché, Bianca Berlinguer e il suo Tg3 a parte, gli altri direttori non sono poi così disorganici rispetto alla linea governativa.

Tutti (o quasi) d'accordo sulle nomine

Giovedì pomeriggio il consiglio d’amministrazione che ha ufficializzato le nomine di Andrea Fabiano a Rai 1, Ilaria Dallatana a Rai 2, Daria Bignardi a Rai 3, Angelo Teodoli a Rai 4, Gabriele Romagnoli a Raisport, Antonio Marano a Raipubblicità e Giancarlo Leone al coordinamento editoriale, annunciate il giorno prima dall’amministratore delegato, è andato come da copione: tutti d’accordo e felici con l’eccezione dei consiglieri di centrodestra Arturo Diaconale e Giancarlo Mazzuca che hanno dato parere negativo (i consiglieri con la riforma non votano più ma danno pareri e per fermare una nomina servirebbe l’inarrivabile numero di sette pareri negativi su 9).

Tanto che Diaconale, stufo del ruolo da soprammobile, sarebbe sbottato ("ma che ci sto a fare qui? Non conto niente e nemmeno mi pagano"). Uno sfogo colto al balzo, si racconta, dalla presidente Monica Maggioni che gli avrebbe consigliato di dimettersi per ovviare a tanta frustrazione, beccandosi come replica "neanche per niente. Io resto qui e farò le pulci a tutti".

Non sono certo solo Diaconale e Mazzuca a contestare la visione dei direttori finalmente scelti sostiene la coppia Campo Dall’Orto-Maggioni, con criteri di "competenza, merito e autonomia dei partiti".

L'invasione renzista

Fuori i partiti sì, ma dentro il governo, hanno gridato in tanti, da Matteo Salvini ("Questa è TeleRenzi") ai parlamentari grillini ("E’ un’invasione del renzismo in tutte le salse"). La Bignardi, la più massacrata da giornali e web per la sua nomina a Raitre, in conferenza stampa ha tenuto a precisare di non essere affatto renziana: "Nell’ultima intervista non l’ho trattato benissimo, andate a rivedervela e ditemi se mi si può dare della renziana. Sono veramente delle sciocchezze. Giudicateci alla fine del mandato di tre anni". Si vedrà.

Ma altre al renzianismo sulle nuove nomine aleggia il "verdellinianismo": Bignardi e Romagnoli, narratore e scrittore di valore ma con scarsa esperienza tv se non si conteggia nel totale quella della moglie Paola Saluzzi, ex Rai passata a Sky, vengono da Vanity Fair, rivista che con il neo coordinatore dell'informazione Rai Carlo Verdelli toccò l’apice del successo. Non solo: sulla matrice delle nuove nomine si parla anche di "gorismo" (Bignardi è stata lanciata al Grande Fratello da  Giorgio Gori, Dallatana è una ex Magnolia, la società di Gori e in conferenza stampa ha tenuto a precisare che la tratterà "come tutte le altre aziende").

E poi c’è l’esternismo, altra pratica molto cara a Campo Dall’Orto e che gli viene rinfacciata dall’Usigrai, il sindacato esterno offeso e deluso che tra i suoi 12mila dipendenti l’ad non abbia trovato profili che gli piacessero: sue cinque direttori di rete soltanto due (Fabiano e Teodoli) vengono dalla Rai. 

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