Politica

Rai, contro Salvini, di tutto, di più

Il post in cui un giornalista, caporedattore a Radio 1, augurava a Salvini di suicidarsi con un colpo in testa è solo la punta dell'iceberg

sanfilippo

Oriana Allegri

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“Non ci sto a passare per il mostro che “la bestia” (ovvero il sistema comunicativo al servizio di Salvini) tenta di dipingere”.

Comincia così il lungo (e noiosissimo) post di “scuse” pubblicato su Facebook da Fabio Sanfilippo, Caporedattore centrale in Rai, al Giornale radio 1. Un raro caso di scuse invisibili, da ricercare in un eventuale metatesto, visto che il giornalista barricadero del servizio pubblico ha detto che la riscriverebbe quella lettera aperta all’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. L’ha tolta da Facebook, ma la riscriverebbe.

Insomma, questo è il Caporedattore centrale made in RAI, che ha chiamato “nemico mio” l’ex ministro e gli ha augurato il suicidio con un colpo alla testa, con la ciliegina sulla torta della sottile minaccia alla figlia di sei anni. Una viscida allusione al metodo Bibbiano, anche se non lo nomina. Proprio come le sue scuse: le dichiara ma non ci sono.

Se cercate fuori dalla Lega politici indignati, accuse pesanti, richieste di sanzioni per il giornalista-tifoso, beh, risparmiate la fatica. La cosa è passata ovviamente sotto silenzio, in cavalleria. Se una cosa del genere l'avesse scritta l'ex Ministro dell'Interno verso Sanfilippo immaginatevi cosa sarebbe successo: il finimondo... 

Un post, accuse che toccano direttamente Viale Mazzini. Mai l’azienda pubblica aveva toccato il fondo come di questi tempi. Ognuno di noi ha il dovere di rispettare la legge e augurare la morte a qualcuno o minacciarlo alludendo alla sottrazione di un figlio è contro la legge, non è solo “una caduta di stile”, come minimizza il Caporedattore di Radio1. 

La Rai è stata sempre così, diciamocelo chiaramente. Una torta divisa con un coltello cencelliano. Ma negli ultimi anni, con l’avvento di Renzi e del suo famelico clan, il manuale Cencelli (che pure per anni ha garantito un minimo equilibrio e un minimo pluralismo all’interno del servizio pubblico) è stato definitivamente infilato in un cassetto e chiuso a chiave.

Il renzismo, senza argini e glorificato a reti e testate unificate, ha alimentato tutto questo. E il risultato è il pessimo, vile, osceno post di Fabio Sanfilippo. Che è stato sospeso dall’azienda, ma che si sente forte dei suoi protettori. Siamo curiosi di vedere come andarà a finire. Anche se ora il governo è cambiato e sono tornati i suoi padroni. Quindi crediamo che non abbia nulla da temere.

Sono tornati i pluralisti a corrente alternata. Quelli che se non vincono loro allora è in pericolo la democrazia, ma che se prendono la poltrona ci mettono un attimo a dare inizio alle epurazioni. E senza alcun clamore da parte dei media di sistema, pronti ad applaudire qualsiasi nuovo capobranco, purché allontani il pericolo di pensare (e agire) fuori dal coro.

Quando Fabio Sanfilippo parla di un “sistema comunicativo al servizio di Salvini”, mente spudoratamente, sapendo di mentire. Il problema in questi ultimi 14 mesi è stato proprio non essere riusciti a riequilibrare in senso pluralista le varie forze in Rai. Basti guardare ai tiggì, dove l’unico fuori dal coro è il Tg2 di Gennaro Sangiuliano, non a caso attaccato quotidianamente e ferocemente dai peones del Pd.


Ammettiamolo: l’arroganza e il superamento di ogni limite di giornalisti e funzionari al guinzaglio del Pd nella principale azienda editoriale del Paese è stato uno dei tanti errori del governo giallo-verde, che ha timidamente provato a essere inclusivo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la rabbia e la spocchia di soggetti come Fabio Sanfilippo, che si definisce buono e amante dei migranti e dei loro bambini, ma poi usa i figli di tutti gli altri come carne da macello mediatico. E per cosa? Per un post su Facebook, per un attimo di celebrità, per lo sfogo volgare di un uomo pagato da tutti noi. 

Ci auguriamo che Salvini, o chi per lui, faccia tesoro di questo ennesimo schiaffo. Perché quando il vento cambierà nel Paese, e quindi anche in Rai, non si potrà più essere “inclusivi”. I cani rabbiosi vanno rinchiusi, come è stato fatto a volte in questi anni a parti invertite. E se hanno il grado di Caporedattori centrali, vanno sospesi a tempo indeterminato. E quando ululeranno alla “dittatura” (lo fanno sempre, quando qualcosa scalfisce i loro interessi e il loro conto in banca), gli si ricordi che si tratta di banalissimo “Spoils system”.

Ma, viste le abituali conoscenze dell'inglese, forse sarebbe il caso di tradurlo.

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