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Ha ragione Salvini, le Ong devono sbarcare nei loro paesi di origine

E' la motivazione con cui il Tribunale dei ministri ha scagionato Salvini. Le navi delle Ong devono andare nei loro paesi di provenienza

Pd-Sea-Watch

"Le Ong sbarchino nei loro paesi di origine". A leggerla sembrerebbe una perfetta dichiarazione di Matteo Salvini. Sbagliato. Allora è di Giorgia Meloni. Secondo errore. Va beh. Di sicuro è di qualche sovranista, fascista, razzista, leghista, ignorante etc etc etc. E, altrettanto di sicuro, la troveremo scritta sulla sagoma di qualche "sardina" in una piazza d'Italia a caso, come simbolo del "clima d'odio" che ormai ha rovinato il paese. E invece no, purtroppo no.

Perché a sostenere che le navi delle Ong cariche di migranti debbano sbarcare il loro carico di profughi nei paesi di provenienza sono niente meno che i giudici del Tribunale dei Ministri che lo hanno scritto nero su bianco nelle motivazioni con cui hanno scagionato l'ex Ministro dell'Interno dalle accuse di sequestro di persona all'epoca delle navi bloccate al largo di Lampedusa.

"La responsabilità di assegnare un “porto sicuro” alle navi delle Ong spetta allo «Stato di primo contatto» scrivono i togati, che aggiungono: «lo Stato di primo contatto non può che identificarsi in quello della nave che ha provveduto al salvataggio». Facciamo un esempio per capirci meglio. La sig.ra Carola Rackete, capitana valorosa della Sea-Watch che con forza, speronando una nave della Guardia di Finanza, approdò a Lampedusa doveva invece per legge recarsi in un porto qualsiasi della Germania, paese d'origine della Ong e lì sbarcare i suoi migranti. Punto.

Morale: Carola (e tutti quelli che l'hanno sostenuta ed idolatrata, politici, sardine, e, ultimo, Fabio Fazio) avevano torto. Salvini aveva ragione. Lo dicono i giudici. Lo dice la Legge.



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