Claudia Daconto

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A giudicare dalle sue prime mosse, sembra che il totem del cambiamento, tanto sventolato dalla neo sindaco di Roma Virginia Raggi, abbia funzionato benissimo in campagna elettorale ma che risulti molto meno praticabile nel dopo elezioni.

La giunta che doveva essere annunciata addirittura prima del primo turno delle amministrative, dunque prima del 5 giugno scorso, quando ormai sono trascorsi già 10 giorni dai risultati del ballottaggio, ancora non c'è e forse, ma il condizionale è d'obbligo, potrebbe essere presentata solo la prossima settimana, il 7 luglio, in occasione della prima convocazione del nuovo consiglio comunale.


Il nuovo che non avanza

Tuttavia, tra i nomi resi noti finora, compresi quelli per ruoli apicali dell'amministrazione, ci sono delle vecchie conoscenze. Di Alemanno e Marino, nel caso specifico. I due ultimi sindaci di Roma più invisi ai cittadini romani. A dimostrazione che una classe dirigente non si improvvisa e che la macchina amministrativa difficilmente può odorare di fresco, di “mai usato prima”. Alla prova dei fatti, gli slogan che Virginia Raggi continuamente si rigira tra i denti, “il vento è cambiato”, “tutto sta cambiando”, “cambieremo tutto”, finiscono per risultare formule vuote e anche un po' stucchevoli.

La nomina dell'amico Frongia

Soprattutto quando, al netto di tante chiacchiere, si finisce per nominare capo di gabinetto il proprio braccio destro anche a costo di aggirare una legge. Benché la loro relazione sentimentale sia stata smentita, tra Virginia Raggi e Daniele Frongia sussiste comunque un legame fortissimo. Lui è per lei, in un corpo solo, autista, suggeritore, portaborse e bodyguard. Ma, al di là di questo, è stato comunque eletto per fare il consigliere comunale e aver deciso di trasformarlo in un superdirigente da 180mila euro l'anno non risulta una sceltamolto coerente né con i principi di trasparenza propugnati dai grillini né con quelli sanciti dalla legge Bassanini che stabilisce la separazione tra ruoli politici e amministrativi.

E quella di un ex fedelissimo di Alemanno

Senza contare quanto previsto dalla legge Severino in base alla quale prima che un ex consigliere (Frongia lo è stato nei tre anni di Marino) possa assumere un ruolo dirigenziale nella stessa amministrazione deve trascorrere almeno un anno. Ostacolo superato grazie a un vero escamotage da Prima Repubblica: sollevarlo dall'incombenza di mettere firme su documenti e dispositivi di spesa e nominare un vice che lo faccia al suo posto.

Raffaele Marra, vecchia conoscenza dell'amministrazione capitolina (è stato direttore del dipartimento Politiche abitative), fedelissimo di Gianni Alemanno già ai tempi in cui l'ex sindaco era ministro dell'Agricoltura. Ex ufficiale della guardia di Finanza, Marra fu anche uomo di Panzironi presso l'Unire, di Mauro Masi in Rai e di Renata Polverini ai tempi della sua presidenza alla Regione Lazio. 

Giunta: i casi Berdini, Lo Cicero e Bergamo

Nel frattempo la composizione della giunta non è ancora stata completata. Sicuri finora sono l'ex campione di rugby e presentatore tv Andrea Lo Cicero, accusato di omofobia e xenofobia per alcune sue frasi infelici e recentemente coinvolto in una diatriba con una giornalista de La7, destinato allo Sport e alle politiche giovanili; e il collezionista di consulenze in diverse amministrazioni pubbliche Paolo Berdini che, nemmeno ancora nominato, già parla da assessore all'urbanistica in carica promuovendo o bocciando progetti come quello sullo Stadio della Roma.

E ancora, l'inventore della rassegna culturale Enzimi Luca Bergamo, da sempre vicino alla sinistra, e in particolare agli ex sindaci Rutelli e Veltroni, che andrà a occuparsi di Cultura al posto delle prime, seconde e terze scelte di Virginia Raggi: Tomaso Montanari, Christian Raimo e Rosanna Rummo che hanno declinato l'offerta.

L'assessore all'Ambiente pro inceneritore

All'Ambiente dovrebbe andare Paola Muraro, esperta di rifiuti con esperienza ultradecennale in Ama. Gli ambientalisti, e anche molti attivisti grillini, l'hanno già presa di mira. Motivo? Pare, per esempio, che sia a favore degli inceneritori (a Parma, soprattutto, la sua nomina ha scatenato un putiferio: “ma come, a noi ce l'avete fatta a peperini con l'inceneritore e a Roma ci mettete una fan?”) e che abbia avuto in passato più di uno scontro con i comitati di quartiere che da anni si battono contro i miasmi provenienti dal TMB di via Salaria e che lei definì simili all'odore di frutta e verdura.

Al Bilancio un'ex di Marino

Infine Daniela Morgante, un altro grande ritorno. Cacciata anzi tempo da Ignazio Marino, l'ex assessore al Bilancio della contestatissima giunta del "marziano" potrebbe tornare a occuparsi dei conti della Capitale dopo che una sfilza di altri professionisti, a cominciare dal vice commissario Giuseppe Castaldo e dall'ex dirigente Consob Marcello Minenna, avevano fermamente rifiutato l'incarico.

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