Con o contro Virginia. Il Movimento 5 Stelle è sempre più spaccato sul giudizio e sull'operato del sindaco di Roma. Da una parte c'è chi, nonostante tutto, continua a difenderla a spada tratta. Dall'altra chi apertamente esprime amarezza e delusione. In mezzo i vertici pentastellati, a loro volta divisi tra chi non è più disposto a reggerle il gioco e chi, invece, considera l'eventuale fallimento dell'esperienza governativa romana come una sorta di pietra tombale sulle ambizioni nazionali e per questo tiene duro.


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È quasi scontato che se non si trattasse di Roma, Capitale d'Italia e città simbolo del successo grillino alle scorse amministrative, Virginia Raggi avrebbe pagato un prezzo molto più alto per lo spettacolo che ha offerto di sé e del suo operato nel corso di questi primi 3 mesi di sindacatura. Come se non bastassero già i pasticci sulle nomine, le dimissioni a raffica, un assessore indagato (Paola Muraro, Ambiente), l'ambiguità sulla candidatura olimpica, il mistero sulla sua presenza in piazza San Pietro nel giorno della canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, la foto sbagliata del partigiano Settimio Piattelli pubblicata su Twitter nel giorno della sua morte, i disagi che la città ha vissuto in questi giorni tra pioggia, mezzi pubblici in tilt e traffico impazzito, Raggi ha pensato bene di innescare una polemica anche sulla maglietta della Lazio che la società biancoceleste avrebbe voluto regalare al figlio Matteo e che lei ha inspiegabilmente rifiutato per non urtare, a suo parere, la sensibilità dei tifosi giallorossi.

Per non parlare del modo, poco istituzionale, che ha di relazionarsi con i giornalisti che seguono ogni suo passo. Qualche giorno fa ha pubblicato sul suo profilo “privato” di Facebook (come se il sindaco di Roma possa averne uno), due video girati da lei ai cronisti appostati sotto casa sua lamentandosi (“mi fate pena”) che si trovassero là sotto, peraltro a fare il loro lavoro, violando, secondo lei, la privacy del figlioletto che, solo poche settimane fa, esibì davanti al mondo intero dal suo scranno di sindaco nel giorno del suo insediamento in Aula Giulio Cesare.




In un post recente Isabella Rauti, moglie dell'ex sindaco Alemanno, le ha ricordato che “quando si ricopre una posizione di rilievo – e la tua in particolare – purtroppo non esiste privacy né per te né per la tua famiglia; avi, ascendenti e discendenti compresi! La tua retorica della sindaca della normalità (vado a fare la spesa, sbatto il tappetino dal terrazzo in pigiama, butto personalmente la spazzatura, etc.) è un’ipocrisia e comunque un lusso – sappilo – che ti viene negato nel momento stesso in cui accetti la sfida di governare una città” e l'ha invitata a lasciare a casa Virginia e portare in Campidoglio Raggi.

Ma l'attacco più duro è arrivato da Roberta Lombardi, sua nemica acerrima all'interno del Movimento, che l'ha sfidata a pubblicare, come fece per giustificare il siluramento dell'ex capo di gabinetto Carla Raineri che comportò le dimissioni anche dell'ex assessore al Bilancio Marcello Minenna, il parere dell'Anac di Raffaele Cantone sulle nomine dei suoi fedelissimi Raffaele Marra, chiamato “il virus che ha infettato il Movimento” per fare il verso allo stesso Marra che si autodefinì “lo spermatozoo” che lo fecondò, e Salvatore Romeo.

Il primo, spostato dal ruolo di vice capo di gabinetto a quello – altrettanto di peso - di capo del Personale, il secondo trasformato da dipendente capitolino a capo segreteria al triplo dello stipendio (da 40 a 120 mila euro che prossimamente potrebbero scendere a 60mila), sono da tempo al centro di polemiche infuocate all'interno dello stesso Movimento.

Beppe Grillo in persona non ha mai nascosto il suo dissenso nei confronti di Marra, ex collaboratore sia dell'ex sindaco Gianni Alemanno che dell'ex governatrice del Lazio Renata Polverini e al quale, come è stato rivelato nei giorni scorsi, il famoso costruttore romano Sergio Scarpellini, esponente di spicco della tanto vituperata Casta contro la quale i grillini si sono sempre scagliati, avrebbe venduto un attico di lusso all'Eur con uno “sconto” di 400mila euro.


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Nonostante ciò, quando Raggi ha letto il post di Lombardi ed è andata su tutto le furie pretendendo un intervento immediato da parte di Grillo in persona, egli l'ha subito accontentata vergando sul suo blog un intervento in sua difesa intitolato “Virginia non si tocca” in cui assicura il sostegno del Movimento al sindaco di Roma “votata da 770.564 cittadini per realizzare il programma del MoVimento 5 Stelle” e che “ha tutta la mia fiducia”.

Parole chiare ma evidentemente non definitive se, appena il giorno dopo, lo stesso Grillo ha affidato ai suoi parlamentari un altro messaggio: “lasciamola lavorare, poi a gennaio faremo il tagliando”. Una fiducia a tempo insomma. Condizionata da quelle che saranno le prossime decisioni di Raggi su alcuni dei punti qualificanti del programma grillino come quel no alle Olimpiadi che il sindaco starebbe meditando di ritrattare per tentare di ritagliarsi uno spazio di autonomia che però, a questo punto, potrebbe costarle davvero l'estromissione dal Movimento.

Che molti suoi sostenitori di un tempo abbiano già deciso di abbandonarla al suo destino per evitare di lasciarsi trascinare nel fango insieme a lei lo dimostrano, d'altra parte, le parole di un super big come Alessandro di Battista: “Virginia è autonoma, decide lei. A lei oneri e onori”. Come dire: da adesso veditela tu.

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