Quando Beppe Grillo ha fatto visita in Campidoglio a Virginia Raggi, lasciando il cosiddetto mini-direttorio romano fuori dall'ufficio con vista Fori che nelle ultime settimane era stato presidiato giorno e notte, Roberta Lombardi ha capito che per lei, soprattutto per lei, non c'era più posto.

Se dopo un lungo periodo di latitanza, interrotto solo per un'incursione nella notte elettorale, il capo assoluto, il fondatore, il “padre nobile” aveva infatti deciso di farsi fotografare sul divanetto accanto a Virginia e di affacciarsi dal suo balconcino senza degnarla di un minimo di considerazione, il significato era uno solo: tra le due eterne litiganti, lui alla fine aveva scelto l'altra.

In un Movimento fondato sul principio per il quale “uno vale uno” ma dove a scalpitare per un posto al sole sono tante prime donne, Roberta Lombardi non ha mai tollerato di buon cuore l'ascesa vertiginosa della giovane e molto ambiziosa avvocata eletta consigliere comunale la prima volta nel 2013. Un'antipatia dovuta soprattutto all'autonomia vantata nei suoi confronti dalla Raggi che infatti non è mai rientrata nella sua sfera d'influenza.

Forte di ben altre entrature, rapporti, contatti (lavorava presso lo studio legale Sammarco, uno dei più importanti d'Italia), per farsi strada Virginia Raggi non ha mai avuto bisogno della “faraona”, come viene velenosamente chiamata la donna forte dei pentastellati romani, e si è sempre tenuta alla larga da lei.

La guerra scoppia però ufficialmente all'epoca delle comunarie grilline di febbraio. Per la deputata a vincere doveva essere il suo protégé Marcello De Vito, ex capogruppo in consiglio comunale e neo presidente dell'assemblea capitolina. I due sono amici per la pelle, abitano nello stesso quartiere, mandano i figli nella stessa scuola, e se non fosse stato per Daniele Frongia oggi al posto della Raggi, ne è certa la Lombardi, ci sarebbe stato Marcello. E lei al posto di Frongia.

Dopo il primo turno della consultazione on line, Frongia – braccio destro di Virginia e suo attuale vice sindaco – decise infatti di ritirarsi dalla competizione per far convergere le sue 935 preferenze sulla Raggi e assicurarle la vittoria finale su De Vito battuto 1.526 a 1.438.

Un'operazione che ha mandato la Lombardi su tutte le furie al punto da indurla a eclissarsi totalmente nei mesi seguenti. Da quel momento tra le due è calato il gelo, una cortina di ferro che le ha tenute a distanza fino a quando, proprio per ricomporre le anime del Movimento, Davide Casaleggio non si è inventato, da Milano, il mini-direttorio romano.

Ma lo staff, composto da alcuni parlamentari, consiglieri regionali, un europarlamentare con il compito di supportare prima le ultime fasi di campagna elettorale, poi le prime di governo del sindaco, si è fin da subito rivelato una camicia di forza per il sindaco costretto a sottoporre ogni sua decisione al parere, vincolante, del gruppetto di cui Lombardi è sempre stata considerata il capo.

È stata lei infatti a stoppare le primissime nomine di Frongia capo di gabinetto e di Raffaele Marra vice e far esplodere di rabbia la povera Virginia. “Non ce la faccio più” lo sfogo con Luigi Di Maio preludio di una vendetta che si è consumata quando Daniela Morgante, sponsorizzata proprio dalla Lombardi come capo di gabinetto, di fronte all'indecisione del sindaco ha preferito farsi da parte.

Una situazione, con la base attraversata da malumori sempre più forti, che ha convinto Beppe Grillo a mettere uno stop alle polemiche per evitare soprattutto di compromettere i piani governativi del Movimento 5 Stelle a livello nazionale. Da qui la decisione di indicare pubblicamente e chiaramente chi è che decide (lui) e chi lo rappresenta a Roma (Virginia Raggi).

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