Claudia Daconto

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“Ricordiamoci da dove siamo partiti, siamo cittadini e tra i cittadini dobbiamo rimanere, senza chiuderci dentro le stanze del Palazzo”. Sono queste le parole che Virginia Raggi ha pronunciato ieri, chiusa dentro una stanza del Palazzo, davanti alla sua squadra di assessori convocati in Campidoglio alla vigilia della loro presentazione ufficiale nel consiglio comunale convocato oggi in prima seduta.

Sembra quasi una maledizione, ma da quando è stata eletta sindaco, la grillina non è mai riuscita finora a fare quello che ha detto, a mantenere quanto promesso. Doveva presentare la giunta una vita fa e lo farà invece solo oggi. Doveva mettere una pietra sopra ai riti della cosiddetta “vecchia politica” e ha invece permesso che il suo “dream team” venisse assembrato in base a una sorta di manuale Cencelli alla grillina per cui la corrente più forte incassa più poltrone e tutti gli altri restano a spartirsi il resto della torta.

Doveva garantire la massima trasparenza in ogni atto e decisione e invece con la riunione di ieri ha inaugurato l'era delle porte chiuse (niente diretta streaming), dei divieti di rispondere al telefono, della consegna del silenzio più assoluto.


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Il consiglio comunale di oggi sarà trasmesso sul sito del Comune di Roma e dal blog di Grillo ma per la prima volta nella storia i giornalisti, 150 gli accrediti richiesti da tutte le testate comprese quelle straniere, non potranno assistere alla seduta in Aula Giulio Cesare e saranno relegati in altre sale del Campidoglio dove dovranno accontentarsi di seguirla dai maxi schermi. Misura adottata per evitare il super-affollamento? “C'è sempre stato” la secca risposta di una consigliera Pd di lungo corso.

La squadra di governo è stata completata solo in extremis dopo essere rimasta ostaggio per settimane delle correnti armate. Ieri mattina mancava ancora il nome per l'assessorato ai Trasporti. Dopo una serie infinita di rifiuti, ad accettare l'incarico è stata una ricercatrice in Diritto ed Economia della Luiss di 38 anni, Linda Meleo. Serviva una donna per riequilibrare il numero con i maschi e scongiurare ricorsi al Tar come capitò a Gianni Alemanno quando le uniche due consigliere elette nel 2008, Monica Cirinnà e Gemma Azuni, costrinsero l'ex sindaco a rimettere mano alla sua giunta per far rispettare la parità di genere.

Ci saranno dunque cinque donne, Raggi inclusa, e cinque uomini. Attualmente resta infatti fuori Enrico Stefàno, un fedelissimo del sindaco. Linda Meleo, infatti, con i Trasporti va a occupare una casella che sembrava destinata al giovane consigliere comunale eletto per la seconda volta. A questo punto, se il sindaco non vorrà ritrovarsi in assoluta minoranza all'interno della propria squadra di governo, dovrà per forza assegnargli qualche delega pesante. In tal caso, però, ne risentirebbero le quote rosa e bisognerebbe ricominciare la caccia a un'altra donna per riequilibrare di nuovo i conti. A meno che per Stefàno non si profili un incarico più tecnico e meno politico nella macchina amministrativa.

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Il consigliere comunale del M5s Enrico Stefano esce dal Campidoglio dopo un incontro con la sindaca di Roma Virginia Raggi, Roma, 4 luglio 2016. – Credits: ANSA/ FABIO CAMPANA

Vicesindaco sarà il braccio destro Daniele Frongia. Per colui che rinunciò alla propria corsa a sindaco in favore di lei, Raggi aveva scelto il ruolo di capo di gabinetto. Troppo per Roberta Lombardi, la vera Richelieu del Movimento a Roma che, sfruttando la scusa della legge Severino, è riuscita a spezzare un binomio che avrebbe rafforzato troppo il sindaco e potenzialmente pericoloso per lei e a convincere Grillo e Casaleggio che “Virginia non può mica fare tutto da sola”.


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L'assessore in pectore all'Urbanistica della Giunta Raggi, Paolo Berdini, e Daniele Frongia, ex consigliere comunale M5s e braccio destro di Virginia Raggi, Roma, 4 luglio 2016. – Credits: ANSA/ FABIO CAMPANA

“Suoi”, nel senso di scelti da lei, anche i futuri assessori al Bilancio Marcello Minenna (molto vicino a Carla Ruocco, membro del direttorio a cinque), all'Urbanistica Paolo Berdini e alla Cultura Luca Bergamo. Vicina alla Lombardi – che fu sponsor di De Vito e che, dopo la sconfitta di lui, si sta così prendendo la propria rivincita) anche la futura capo di gabinetto Daniela Morgante, per alcuni mesi assessore al Bilancio nella giunta Marino. Ai Trasporti, come detto, l'extreme entry Linda Meleo. All'Ambiente Paola Muraro, fautrice degli inceneritori, nemica dei comitati che si battono contro l'impianto di raccolta rifiuti Tmb dell'Ama di via Salaria e che con l'azienda capitolina ha un contenzioso aperto per 200mila euro che ritiene le siano dovuti per una vecchia consulenza.


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Andrea Lo Cicero arriva in moto in Campidoglio per la riunione informale con i futuri assessori della giunta della nuova sindaca di Roma Virginia Raggi, Roma, 06 luglio 2016. – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Davide Casaleggio ha imposto la sua quota con Adriano Meloni, ex ad di Expedia e in passato socio del padre Gianroberto. La presidente dell'assciazione Stati Generali dell'Innovazione, Paola Marzano, sarà assessore alla Semplificazione e Smart city. A Luigi Di Maio va invece attribuita la scelta di Laura Baldassarre, direttrice dell'Unicef, alle Politiche sociali mentre la delega allo Sport, compresa di pacchetto Olimpiadi 2024, toccherà a Daniele Frongia.

Per un ingresso last minute, c'è stata ieri anche un'uscita last minute: quella di Andrea Lo Cicero, campione di rugby e di “giardini da incubo”, estromesso dalla rosa per lasciare il posto a una donna. In cambio gli è stato assicurato il ruolo di “ambasciatore di Roma nel mondo”. Ossia il nulla mischiato con il niente.

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