Claudia Daconto

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“Dimissioni respinte con riserva”. “E che significa?” esplode il web. “Pensate se io, durante un esame di diritto amministrativo, dicessi che un dirigente può "respingere con riserva" le dimissioni – scrive su Fb un giovane universitario romano - 'Si ripresenti nella prossima vita' sarebbe la cosa più carina che il professore mi direbbe”.

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Nell'occhio del ciclone è finito, questa volta, l'assessore all'Urbanistica di Roma Paolo Berdini. Il giornalista de La Stampa Federico Capurso ha registrato un chiacchierata informale con lui e il giorno dopo ne ha pubblicato ampi stralci. Il malessere covato a lungo, praticamente dall'inizio, erompe in commenti al vetriolo su Virginia Raggi “impreparata”, “amante di Romeo” e “circondata da una corte dei miracoli”. Berdini smentisce ma dopo poche ore, sul sito del quotidiano torinese esce l'audio che conferma tutto.

Raggi va su tutte le furie, vorrebbe che Beppe Grillo la autorizzasse a toglierselo dai piedi. Ma il garante politico del Movimento la frena: non può aprire un nuovo fronte di battaglia proprio adesso che i magistrati la indagano per abuso d'ufficio in merito alle nomine di Renato Marra e dello stesso Salvatore Romeo suo ex capo segreteria e con l'affair “polizze” ancora tutto da decifrare.

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Nel frattempo un “mortificato” Berdini, il nemico numero uno del progetto sullo Stadio della Roma al quale adesso, soprattutto dopo l'appello del capitano giallorosso Francesco Totti, il M5S vorrebbe invece dare il via libera per non inimicarsi mezza città e forse anche qualcosa di più, rassegna le sue dimissioni.

Ma a quel punto il sindaco è costretta a rifiutarle, con riserve però. Condizionata esattamente a cosa non si sa. Probabilmente al via libera dell'assessore ai lavori, con tutte o quasi le cubature previste, nella problematica, per ragioni idrogeologiche, area di Tor di Valle.


Intanto però sarebbe già partita la caccia al sostituto dell'ennesima pedina saltata sullo scacchiere pentastellato. Che Paolo Berdini, comunista un po' anarchico, non potesse certo essere considerato organico al Movimento, Grillo e gli altri lo sapevano. Eppure, come anche Luca Bergamo, assessore alla Cultura e vice sindaco, l'urbanista era stato scelto proprio per bilanciare a sinistra la squadra di governo della città.

Fin dai primi giorni parlò di “pantano”. In diverse occasioni si ipotizzò un suo imminente passo indietro. Sempre rimandato, almeno fino a oggi. Ma cosa ha detto di così eversivo il professore che non fosse già sulla bocca di tutti? Il discredito intorno alle capacità di Virginia Raggi nel guidare la città e nel circondarsi delle persone giuste è da tempo diffuso all'interno della stessa galassia pentastellata.

E la relazione sentimentale tra la sindaca e il suo ex fidatissimo braccio destro Salvatore Romeo non può essere facilmente derubricata a squallido gossip almeno fino a quando non sarà lui stesso, che l'ha indicata come causale delle polizze da 33mila euro intestatele circa un anno fa, a smentire.

Se si sia trattato di un regalo disinteressato e all'insaputa della stessa beneficiaria o di un investimento di diversa natura saranno i magistrati a cercarne conferma.

Come per Salvatore Romeo che ieri è stato torchiato per ore in Procura sull'origine della sua promozione da semplice funzionario capitolino a capo della segreteria politica del sindaco con stipendio triplicato da 40mila euro lordi a 120mila poi abbassati a 90mila a seguito dell'intervento dell'Anac.

Virginia Raggi lo avrebbe premiato per la grande dedizione dimostrata nei confronti del Movimento 5 Stelle fin dai tempi della giunta Marino e per la sua competenza nelle pratiche amministrative, per la devozione nei suoi confronti in particolare, per ricambiare il dono delle polizze (ma se non ne sapeva niente, allora perché avrebbe dovuto farlo?), perché fidanzati (ma il M5S non ha sempre sparato a zero contro le varie parentopoli?), oppure c'è dell'altro?

Sarebbe opportuno che entrambi (sono indagati in concorso per abuso d'ufficio) lo spiegassero per filo e per segno agli inquirenti e, nel caso della Raggi, anche ai cittadini visto che è soprattutto a loro che il sindaco deve delle spiegazioni. Pensare di cavarsela con l'ennesimo video in cui, circondata di mazzi di fiori, ringrazia tutti i suoi ammiratori che “le scaldano il cuore” come fosse la concorrente di un talent arrivata seconda, dimostra la scarsa considerazione che lei e Rocco Casalino hanno dell'intelligenza dei romani.


Che i prossimi capitoli della storia del Movimento 5 Stelle a Roma finiscano per coincidere sempre meno con il copione che Beppe Grillo, Davide Casaleggio e i guru della comunicazione pentastellata hanno scritto per Virginia Raggi e l'intera “banda dei miracoli”, senza immaginare che l'avrebbero recitato così male, lo dimostra come l'agiografia grillina si stia trasformando, ogni giorno che passa, in una tragedia western con molte vittime e molto spargimento di sangue.

Ne è ulteriore testimonianza il nervosismo del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio che, nei giorni scorsi, ha pensato bene di denunciare all'Ordine dei giornalisti gli autori degli articoli in cui sono state rese note le conversazioni intercorse nei mesi scorsi tra i “quattro amici al bar”. Finora egli ha sempre negato, da responsabile Enti locali del M5S, qualsiasi coinvolgimento diretto nelle scelte del sindaco di Roma. Ma c'è sempre la possibilità che spunti una nuova mail. E questa volta sarà difficile per lui sostenere di nuovo di non averla capita.

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