Quirinaleide/2 Dimostrare subito di essere super partes

Sfide ardue attendono il nuovo capo dello Stato. Dalla politica all’economia, quattro memorandum d'autore

Giorgio-Napolitano

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – Credits: Daniele Scudieri/Imagoeconomica

Bruno Vespa

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Il nuovo capo dello Stato si troverà a metà del guado tra interventismo e non interventismo. Fu Sandro Pertini nel 1980 a sferrare in televisione un formidabile attacco contro il governo per i tardivi soccorsi all’Irpinia terremotata.

Arnaldo Forlani, presidente del Consiglio, lo seppe per caso incontrando un giornalista. Nei 33 anni successivi abbiamo visto tutte le graduazioni dell’interventismo. Francesco Cossiga restò zitto per cinque anni e poi si rifece negli ultimi due dopo la caduta del Muro «picconando» a destra e a manca. Ma mi confessò di non essere mai stato interpellato preventivamente dal governo sulle nomine, salvo che per quelle militari.

L’ingresso in politica di Silvio Berlusconi ha sconvolto le regole del gioco. Oscar Luigi Scalfaro gli tenne sempre il fiato sul collo e gli costruì un governo contrario, presieduto da quel Lamberto Dini che il Cavaliere voleva alla testa di uno favorevole. È impensabile che oggi un altro capo dello Stato possa comportarsi come lui.

Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano hanno continuato nella tradizione (costituzionalmente assai discutibile) di intervenire sui provvedimenti del governo prima della loro approvazione. Ma entrambi sono stati presidenti equilibrati.

Napolitano, approfittando della crisi economica e della debolezza di Berlusconi, ha inventato il governo Monti con una iniziativa da repubblica semi-presidenziale. Ma ha evitato che il centrodestra perdesse rovinosamente le elezioni e che il centrosinistra, tornato al governo, ne fosse allontanato per via rivoluzionaria dovendo imporre lacrime e sangue.

Larga parte dell’opinione pubblica vorrebbe un nome della cosiddetta società civile. Ma l’esperienza di Napolitano dimostra che soltanto un politico abilissimo e consumato può condurre la nave in un mare tempestoso. Il suo successore dovrà muoversi sulla stessa linea garantendo l’unità nazionale in un Paese spaventosamente diviso. Anche lui sarà fatalmente interventista, ma dovrà farlo senza condizionare più di tanto le prerogative del governo.

Come presidente del Consiglio superiore della magistratura, è chiamato a favorirne una riforma per cui i tempi sono ormai maturi. Il primo atto, formazione di un governo o scioglimento delle Camere, lo caratterizzerà in modo irreversibile. All’insediamento dirà di essere il presidente di tutti. Avrà subito l’occasione per dimostrarlo.

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