Quirinaleide/1 Compito numero uno: pacificare il paese

Sfide ardue attendono il nuovo capo dello Stato. Dalla politica all’economia, quattro memorandum d'autore

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (Credits: Daniele Stefanini/Imagoeconomica)

Giuliano Ferrara

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Il presidente eletto ha un solo dovere da compiere: pacificare il Paese. Quando c’erano i vecchi partiti, la politica era una battaglia condotta con altri mezzi.

Eravamo in piena guerra fredda, attraversammo crisi segnate dal minacciato uso dell’arma atomica, i conflitti furono anche violenti, la Costituzione fu definita una «trappola», la cultura «culturame», le classi dirigenti democristiane furono chiamate «forchettoni», la legge elettorale decisa dal Parlamento fu bollata come «legge truffa», e fu rapito e ucciso Aldo Moro, e vivemmo anni di tensione, di stragi, di terrorismo dispiegato, fino al decomporsi della Repubblica e alla stagione finale delle manette, dei suicidi, della caduta ai piedi del Muro di Berlino di eroi e semidei di un lunghissimo dopoguerra.

Eppure reggeva un sostrato di compattezza istituzionale, per quanto feroce il conflitto non era disprezzo, esclusione, vendetta. Ma da vent’anni in qua la politica dirige la violenza dei contrasti contro se stessa, il conflitto è implosivo, le regole sono tutte saltate, non esistono più compensazioni, il sistema economico e sociale non ha la valvola di sfogo del debito pubblico e si accascia su se stesso, sulla concertazione paralizzante, sui posti di lavoro improduttivi, sulla pubblica amministrazione alla greca, sulla pressione fiscale da rivolta delle classi medie.

E ormai questa parvenza di establishment che ci dovrebbe governare è capace solo di fenomenali rifiuti, mentre il sostegno delle ambizioni sbagliate e dei risentimenti diffusi è affidato alla parte militante o d’assalto della magistratura requirente: non va bene l’outsider (Silvio Berlusconi), non va bene l’insider (Mario Monti), non funzionano i resti dei partiti politici (la crisi del Pd), la politica è scandita soltanto dai processi e dalle campagne del circo mediatico-giudiziario.

Il presidente eletto deve prendere atto di questo sommario di decomposizione, e agire, nel rispetto della forma costituzionale, delle prerogative insieme moralmente pesanti e politicamente leggere del Quirinale, perché l’architettura del sistema sia cambiata, perché una fase costituente nuova consenta il battesimo di una Repubblica della pacificazione.

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