Chi ha voluto Sergio Mattarella Presidente della Repubblica

Il Capo dello Stato ha avuto due sostenitori: Giorgio Napolitano e Matteo Renzi. Che ora potrebbe guardare con interesse a elezioni anticipate

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Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il senatore a vita Giorgio Napolitano guardano lo spoglio dei voti per l'elezione di Mattarella al Quirinale – Credits: ANSA

Marco Ventura

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L’esultanza e l’esaltazione forse plasticamente più vistose per l’elezione di Sergio Mattarella presidente della Repubblica sono quelle di Rosy Bindi ("commossa"dalla scelta di Matteo), Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola. Il che è tutto dire: una triade tutta orientata a sinistra. E così, per quanto storicamente il cuore della maggioranza degli italiani non batta a sinistra, l’Italia ha l’ennesimo capo dello Stato di sinistra. Anzi, tanto di sinistra da ricompattare la maggioranza renziana e la minoranza interna del Pd. Un presidente che dovrà ora dimostrare di rappresentare non una parte, ma tutti i cittadini. (C’è chi sostiene che il collante di un consenso così corale per Mattarella sia l’essersi dimesso da ministro, in un’epoca glaciale della Prima Repubblica, contro la Legge Mammì che sanciva e autorizzava la nascita della televisione privata in Italia: uno schiaffo a Berlusconi).

Due i kingmaker di Mattarella, artefici della svolta alla quarta votazione, quella che prescrive la maggioranza assoluta e non più due terzi: Giorgio Napolitano, che si è speso pubblicamente per spingere i grandi elettori alla massima convergenza sul nome del giudice costituzionale ed ex pluri-ministro dc, e naturalmente il premier, Matteo Renzi. Che ha soddisfatto gli ultimi desideri di Napolitano, ricompattato il Pd sfiancato da mesi di fronda interna, creato scompiglio nel centro-destra diviso tra il governativo Alfano costretto alla fine a votare Mattarella, Forza Italia che ha optato per la scheda bianca, a sua volta pungolata dai fittiani da sempre ostili al Patto del Nazareno, e gli irriducibili Fratelli d’Italia e Lega di Salvini.

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E adesso? Che cosa succede?
Ci sono riforme ancora in mezzo al guado (legge elettorale e riforma del Senato) anche se le insidie maggiori sono ormai alle spalle, grazie alla collaborazione di Forza Italia in Senato. Passeranno ugualmente, perché alla Camera i numeri ci sono senza gli azzurri. Ma qualcosa si è rotto.

L’incanto del Patto tra Berlusconi e Renzi. Si fanno così più vicine le elezioni anticipate, e non perché l’opposizione abbia la forza per imporle, ma perché lo stesso Renzi potrebbe voler affrontare le urne prima che il consenso scenda troppo, strappando l’investitura popolare che non ha e ripartendo con una prospettiva di cinque anni di governo e di legislatura. Sceglierà lui il momento, sapendo anche di avere al proprio fianco il neo-presidente, Mattarella, che non gli fa ombra e che proprio lui ha voluto e imposto.

Pesa, contro Renzi, una grande incognita: come potrà l’elettorato di centro-destra sostenere in futuro un uomo che consegna il Quirinale a una figura di parte, ancorché grigia? Grigio, probabilmente, Mattarella lo resterà per poco. Al Quirinale si son viste ben altre metamorfosi. Quell’assenza di empatia del neo-Presidente, sulla quale Renzi avrebbe espresso dubbi con Napolitano, potrà diventare una cifra della sua immagine di inquilino del Colle: la sobrietà piace.

Renzi invece dovrà scegliere tra essere leader di un Pd che comprende Bersani, Civati, Migliore e si allea con Sel e qualche grillino, o candidato leader di un “partito della nazione” capace di pescare in campo moderato. Dopo l’elezione di Mattarella, questa seconda opzione perde consistenza. E nel paese come in Parlamento, si faranno meno sconti al premier, se non porterà avanti le riforme e non realizzerà le tante, troppe promesse che ha fatto.

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