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Quella barca chiamata Pd, senza meta né comando

C'è chi ha visto nei fischi al reggente Martina la fine del partito. Così Genova diventa la metafora di un partito che da mesi appare senza alcuna strategia

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Sara Dellabella

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Tra i militanti c'è chi è convinto che a Genova sia morto anche il Pd. Che i fischi al segretario reggente Maurizio Martina siano stati il punto più basso di una cittadinanza che non si rispecchia più in un certo tipo di politica.

In effetti, della sinistra non c'era quasi nessuno al funerale. Nessun big del partito, nè Matteo Renzi che intanto continuava a lanciare post con l'hashtag #orabasta, né Paolo Paolo Gentiloni, né il ligure Andrea Orlando. Zero. Ma anche dal punto di vista dei sindacati la performance è stata deludente.

Insomma, il voltafaccia degli esponenti della sinistra alla città non poteva che ricevere questo trattamento.

Genova, l'ex rossa

Genova, città del porto, dell'Ilva, dei cantieri navali, roccaforte di una storia di sinistra nata tra le tute blu non ha ricevuto l'abbraccio dei suoi rappresentanti, forse perchè questi ultimi non rappresentano più nessuno, in una crisi di identità che ha finito per premiare il presenzialismo degli uomini di governo che già poche ore dopo il crollo del Ponte Morandi erano a Genova.

Ma Genova rischia di essere per il Pd solo una metafora. Pochi giorni fa la sezione fiorentina ha negato la partecipazione alla festa a Maria Elena Boschi, giustificando la scelta con il fatto che l'ex sottosegretaria è stata eletta a Bolzano e quindi è giusto che si rivolga al suo elettorato e di Matteo Renzi sappiamo che tra poche ore inizierà a girare un documentario sulle bellezze di Firenze, guidato dall'agente delle star dello spettacolo Lucio Presta. Il Pd ha smesso di essere empatico. Non riesce ad esserlo verso i suoi elettori e neppure al suo interno.

Le lotte intestine che non fanno bene

Nelle giornate di Ferragosto una deputata romana, Patrizia Prestipino, è stata messa sulla graticola da un'assessora del II° municipio per una foto giudicata troppo provocante in un momento in cui l’Italia intera aveva il fiato sospeso sui fatti di Genova.

Una polemica finita persino sui giornali mentre una città intera piangeva 43 vittime di un incidente assurdo. La deputata ha ampiamente spiegato la foto e rigettato al mittente le accuse, spiegando che altro non era che uno scatto immortalato dalla madre mentre alzava le tapparelle, ma intanto l'incidente resta ed è andato in pasto all'opinione pubblica.

La vicenda ha tenuto banco sui social network dove i simpatizzanti del Pd romano si sono schierati l’uno contro l’altro commentando la vicenda come "un gioco al massacro" o lamentandosi "stanchi di polemiche inutili e fatte sui social".

C'è chi pensa che questo episodio sia solo un’anticipazione della fase congressuale che vedrà i membri del partito di nuovo tutti contro tutti. E di questa faida permanente gli altri godono. 

Gli scivoloni del Pd che fanno bene agli altri

Perché mentre si è intenti a lavare i panni sporchi in casa propria, c'è chi appare decisionista, pronto a difendere gli italiani a tutti i costi, con una formula che appare vincente dove le difficoltà sono maggiori e l'incertezza per il futuro regna sovrana.

Esattamente come è accaduto a Genova in queste ore, dove in poche manciate di minuti gli esponenti del governo avevano già individuato il colpevole da consegnare alla folla. "Non si possono attendere i tempi della giustizia" ha detto il premier Conte. Ha ragione, sono troppo lunghi per i tempi dei social network. 

Ma c’è chi quel tempo lo cavalca e chi lo sperpera.

Maurizio Maurizio Martina dopo essersi preso i fischi ha riconosciuto che bisogna tornare con i piedi in strada (e le dita lontano dagli schermi dei telefonini...), che equivale a quel “guardarsi negli occhi” proclamato da Pier Luigi Bersani contro l’avvento della politica degli smartphone.

Il punto è che il Pd oggi non riesce ad essere né carne né pesce. Molti sono convinti che sia un partito bollito, affidato a Martina per tenersi a galla finchè non se ne decideranno le sorti. Un congresso senza una virata di stile, comunicazione non serve a nulla e molti sono convinti che come contenitore non serva neppure più.

Il tentantivo di Carlo Calenda di lanciare un fronte repubblicano, rivelano fonti del Pd, era solo l’amo lanciato in mare per poter vagliare un possibile piano B, che però è fallito velocemente.

Quando gli orizzonti non servono più

Il partito dei sogni, incarnato da Matteo Renzi, è franato a terra. Proprio come è successo in America che dopo aver sognato con Obama alla fine la gente ha scelto Trump.

E’ successo a Genova, dove la sinistra ha governato per decenni. A guardare troppo gli orizzonti si perde la contingenza,e se chi ti ascolta non percepisce alcun miglioramento allora si sente preso in giro e deluso. Allora meglio chiudergli gli orizzonti e tornare alla realtà, alla tutela dei nostri giardini, alla politica dell’uomo forte che promette garanzie qui e ora. Il Pd ha perso quando continuava a indicare l'orizzonte, mentre il Paese andava da un'altra parte e chiedeva aiuto. 

Tra gli orizzonti e le contingenze che il Pd si gioca la sua partita più grande, quella della sopravvivenza. Intanto continua a galleggiare in mare aperto e senza destinazione.

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