Politica

Quei like che valgono più del Parlamento

Il governo torna a parlare di riforme costituzionali definendo il Parlamento inconcludente. Ma stavolta è diverso...

Like, Facebook

Sara Dellabella

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Si torna a parlare di riforme costituzionali. Anche nel governo gialloverde seppure con sfumature diverse c'è chi pensa che il Parlamento così come fu concepito dai padri costituenti non ha più senso.

Troppo barocco, troppo lento, troppo cavilloso per una società che si muove a colpi di clic ed è stata abituata a bruciare ogni informazione in pochi secondi. La democrazia parlamentare è stata svuotata dal web, soppiantata da Twitter e i voti sono stati sostituiti dai like. E segeundo questo trend è immaginabile che dopo aver riformato le istituzioni, tocchi anche alla giustizia, se l'avvocato del popolo si è azzardato a dire che "non si possono attendere i tempi della giustizia". Hanno ragione loro, meglio tutto e subito. 

Parlamento lento

L'idea originaria è di Davide Casaleggio che solo qualche settimana fa aveva immaginato che presto il Parlamento non sarebbe esistito più, mentre per il leghista Giancarlo Giorgetti è ora di pensare ad una nuova riforma costituzionale che vada verso il presidenzialismo perché spiega "il Parlamento dà un'idea di inconcludenza, senza interventi si butta via tutto", aggiungendo al ragionamento che "il populismo ha travolto tutti i presidi della democrazia e la democrazia rappresentativa stessa".

D'altronde questo è il primo governo che nella lista dei ministri contempla anche quello "delle riforme e della democrazia diretta", un dettaglio che inizialmente è passato inosservato ma che ogni tanto torna in cima alle priorità del governo.

Eliminare il più possibile i luoghi dell'intermediazione tra potere e popolo e arrivare direttamente all'obiettivo.

Spariscono così le conferenze stampa in favore delle dirette facebook, più veloci e soprattutto senza domande. Soliloqui affidati all'etere senza alcuna forma di contraddittorio, fosse con un giornalista o con un avversario politico.

Il Presidenzialismo dell'uomo al comando

Quel presidenzialismo, già sognato da Silvio Berlusconi Matteo Renzi, va nella direzione di depotenziare il parlamento in favore delle decisioni di un capo. Non a caso, l'idea arriva proprio da Matteo Salvini che in questi primi mesi da Ministro dell'Interno con le sue decisioni è spesso finito in contrasto con il presidente Mattarella, con il Presidente del Consiglio Conte e con il Presidente della Camera, Roberto Fico, che talvolta si sono mostrati perplessi verso certi atteggiamenti muscolari perpetrati dal segretario della Lega Nord, che non ha smesso di fare campagna elettorale neppure una volta al governo.

Governare da Facebook

Per i dibattiti politici basta il web. L’esempio più clamoroso è quello del crollo del Ponte Morandi, solo il prossimo 27 agosto, il ministro Toninelli si recherà alle camere per riferire di quanto accaduto il 14 agosto a Genova.

Ma sarà solo un’elencazione stanca di quanto già scritto sui giornali, detto in tv, condiviso sui social network tra selfie estivi e annunci di morti eccellenti.

Ed ecco che si svela il bug della democrazia diretta. L’inconcludenza del Parlamento altro non è che l’inconcludenza dei politici, che anziché rientrare in fretta in Parlamento hanno preferito concludere le ferie, mentre quello che dovrebbe essere il capo dell’opposizione, Matteo Renzi, era intento a registrare un documentario su Firenze e Matteo Salvini lanciava post video dove alle sue spalle di scorgono verdi colline. 

Loro sulle piattaforme ci sono, il problema è di chi ne rimane fuori con i suoi problemi. Parlamento compreso.

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