Quanti giudici a tavola con Nichi Vendola

Una foto immortala Vendola, nell’aprile 2006, a una festa con alcuni pm e con il gip che poi nel 2012 lo ha assolto. «Panorama» l’ha vista...

La ricostruzione della foto del pranzo di Vendola (Credits: Illustrazione di Damiano Groppi)

Giacomo Amadori

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«Ho io la foto che cercate. però voglio 10 mila euro per metà inquadratura, quella che conta, oppure 20 mila per l’originale» annuncia a sorpresa una voce maschile schermata da un numero anonimo. Ha chiamato sul cellulare del cronista di Panorama. L’orologio segna le 9.18 di martedì 19 febbraio 2013. L’uomo ha il tono deciso. Insiste: «Vuoi vederla? Non fare il furbo: 10 mila euro per metà, 20 mila per averla tutta. Richiamo dopo». Clic.

A che cosa si riferisce il misterioso e sbrigativo piazzista? Per spiegarlo occorre tornare indietro di quattro giorni. L’appuntamento è alle spalle della stazione centrale di Bari. Una nostra fonte, una donna, si presenta in ritardo, inforcando un paio di occhiali da sole. Come nei film. Intorno c’è una bella luce invernale. Il cronista, dopo un paio di frasi di circostanza, le svela il motivo dell’incontro: Panorama, sull’ultimo numero uscito in edicola il 14 febbraio, ha raccontato la storia di uno scatto introvabile, che ritrae il governatore della Puglia Nichi Vendola seduto a una festa vicino a Susanna De Felice, il giudice che il 31 ottobre 2012 l’ha assolto da un’accusa di abuso d’ufficio. Il giorno successivo alla pubblicazione, intervistato da Radio24, Vendola è stato netto: ha accusato Panorama di infangarlo e ha dichiarato: «Vedremo questa foto, io non ricordo di avere mai conosciuto la dottoressa De Felice».

Il cronista spiega alla donna che Panorama sta cercando quell’immagine, della cui esistenza siamo certi. Lei ascolta divertita. Poi parla: «La fotografia c’è ed è del 2006» . Quindi ce l’ha presente? «Di più: ce l’ho fisicamente» ribatte. La signora era tra gli invitati alla festa, una ventina: un pranzo organizzato per festeggiare i 40 anni di Paola Memola, commercialista barese e cugina dei Vendola, con i quali da tempo condivide amici, cene e vacanze. Possiamo vedere l’istantanea? «Subito» è la replica. La donna apre la borsa ed estrae una chiavetta per computer. «Però non gliela posso dare. Pubblicarla adesso, a pochi giorni dalle elezioni, sarebbe dirompente: è un’immagine dove si vede un’amicizia, una familiarità. Stanno proprio vicini, Nichi e Susanna».

Da tempo i giornali parlano delle frequentazioni fra Patrizia Vendola, sorella minore del governatore, e il giudice De Felice. Una conoscenza denunciata lo scorso novembre da Francesco Bretone e Desirée Digeronimo, i due pubblici ministeri baresi che hanno indagato su Vendola. Rapporti per i quali la Procura di Lecce, competente sui magistrati baresi, ha messo sotto inchiesta De Felice e il 31 gennaio ha ascoltato Patrizia Vendola come testimone. Quest’ultima ha confermato di avere incontrato De Felice, a partire dal 2004, in numerose occasioni conviviali, ma di suo fratello Nichi e Susanna seduti allo stesso tavolo non ha parlato.

E allora vediamola, finalmente, questa foto. È contenuta in una cartella di scatti effettuati lo stesso giorno dell’aprile 2006: Paola Memola, la cugina dei Vendola, ha compiuto 40 anni il 15 di quel mese. La foto ritrae una tavolata all’aperto, in uno dei locali sul mare più glamour della Puglia: il Santos di Fabrizio Santorsola, un piccolo atollo di pace bianco e blu in stile greco. Anche Santorsola conosce i Vendola da anni ed è sposato con un magistrato, ma non è seduto lì con loro. Nell’inquadratura gli invitati guardano verso l’obiettivo. I loro abiti sono informali e primaverili, gli ospiti sorridono. Tutti meno Nichi: il governatore è in primo piano a destra, accanto a Ed Testa, grafico canadese e suo attuale compagno. Oltre a loro è possibile riconoscere cinque magistrati: Gianrico Carofiglio, senatore del Pd, scrittore ed ex pm barese; sua moglie Francesca Pirrelli, altro pm barese, entrambi molto legati ai Vendola. A capotavola siede un altro sostituto procuratore, Teresa Iodice, la toga che nel 2009 ha indagato sulle fughe di notizie contro Silvio Berlusconi e sul presunto complotto ai suoi danni. Più defilata, sulla sinistra, si riconosce un giudice del tribunale civile di Trani, Emma Manzionna. Di fronte a lei si trova forse l’ospite più raggiante del gruppo: è Susanna De Felice, classe 1966 come la festeggiata. Si sporge leggermente per mostrare al fotografo il volto elegante. Tra lei e Nichi «il serio» si frappongono Ed e Alfredo Fabbrocini, un poliziotto all’epoca in forza alla squadra mobile di Bari.

Completano la lista degli 11 commensali seduti al tavolo la giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Ca Formicola, per anni giudiziarista del quotidiano, e il suo compagno Michele. In sala, sostiene l’informatrice, quel giorno ci sono pure i conviventi di De Felice, Iodice e Manzionna, rispettivamente il magistrato Achille Bianchi, nel 2012 distaccato alla presidenza del Consiglio come esperto di diritto societario, il commercialista Gianluca Guerrieri e l’avvocato Andrea Moreno. Quattro anni dopo lo scatto, nel 2010, Guerrieri è stato arrestato in un’inchiesta su una presunta organizzazione in grado di pilotare processi tributari in cambio di mazzette, e il suo difensore è diventato proprio Moreno. Panorama ha chiamato l’avvocato per parlare di quel pranzo. Senza risultato.

Poliziotti, giornalisti e commercialisti a parte, con Vendola, dal 2005 presidente della Puglia, a quel banchetto ci sono almeno cinque o sei magistrati, quasi tutti all’epoca di stanza a Bari. Una vera rete di contatti e di amicizie in campo giudiziario... «Quando Vendola ha dichiarato che in caso di condanna si sarebbe ritirato dalla vita politica, indubbiamente ha esercitato una forte pressione psicologica sulla mia amica Susanna» constata Santorsola, che conosce De Felice dai tempi dell’università. Ha ragione: forse vuole dire che non dev’essere stato agevole, per un magistrato che ha frequentato familiari e amici del governatore pugliese, emettere una sentenza dalla quale avrebbe potuto dipendere la sua carriera politica.

Alla fine la fotografia torna nella borsa della donna: «Non posso renderla pubblica» spiega «per ragioni affettive e ideologiche. Sono molto amica di Vendola e sono andata a votare per lui anche alle primarie» ribadisce, prima di congedarsi. Quattro giorni dopo giunge la telefonata dell’anonimo. Una chiamata inquietante, di cui Panorama informa subito il procuratore di Lecce Cataldo Motta, titolare dell’inchiesta sul giudice De Felice: «Avvertite le forze di polizia, se lo ritenete» è il suo consiglio.

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