Politica

Quando la tensione sociale rischia di sfociare in tragedia

Gli scontri di Roma tra poliziotti e operai riportano alla mente i fatti di Modena e Reggio Emilia

Ast:operai,caricati per non farci arrivare a ministero

Momenti di tensione tra gli operai dell'acciaieria Ast di Terni e le forze dell'ordine – Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

“È lontana anni luce da noi l'idea di manganellare gli operai, così come penso sia lontana dagli operai la volontà di scaricare tensioni occupazionali sulla polizia”, Con queste parole il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha risposto al Senato durante l’informativa riguardante gli incidenti verificatisi a Roma tra polizia e lavoratori dell’Ast di Terni.

La situazione di tensione sociale che sta vivendo il nostro Paese in questi giorni, riporta alla memoria alcuni tristi avvenimenti che si sono verificati in passato e che, purtroppo, sono sfociati in tragedia.

Modena, gennaio 1950
In particolare, nella storia italiana del dopoguerra ci sono due fatti, particolarmente drammatici, che ritornano alla mente come precedenti da cui trarre insegnamento: Modena 9 gennaio 1950 e Reggio Emilia 7 luglio 1960.

La Repubblica italiana aveva appena quattro anni di vita e il Paese stava ancora raccogliendo le macerie della guerra. La Camera del Lavoro di Modena aveva proclamato otto ore di sciopero per protestare contro la decisione dell’industriale Orsi di chiudere le Fonderie Riunite, di sua proprietà, per 34 giorni. Dopo il fallito tentativo di giungere a un accordo con la Fiom, l’imprenditore decide di riaprire la fabbrica con un numero ridotto di personale, meno della metà. I manifestanti, in migliaia provenienti dalla campagna e dalla provincia, si avvicinano ai cancelli per impedire ai colleghi di entrare; improvvisamente parte la carica dei celerini, che presidiavano la zona. I colpi d’arma da fuoco si sprecano da una parte e dall’altra (in quegli anni molti avevano mantenuto le armi utilizzate durante la Seconda Guerra Mondiale). Una bomba a mano viene lanciata contro una jeep delle forze dell’ordine ferendo gli agenti che erano a bordo; i poliziotti rispondono con i mitra sparando ad altezza d’uomo.

I morti furono sei tra gli operai e decine i feriti da una parte e dall’altra. Il ministro degli Interni, Mario Scelba, difese l’operato delle forze dell’ordine ma, il Consiglio dei Ministri riaffermò “l’esigenza che le controversie sindacali siano risolte sul terreno delle civili competizioni”. Il quinto governo De Gasperi si dimetterà il 14 gennaio.

Reggio Emilia, luglio 1960
Dopo dieci anni esatti la stessa situazione si ripete a Reggio Emilia. Tutto ha origine dall’autorizzazione di far svolgere a Genova il congresso del Msi. Nel capoluogo ligure, medaglia d’oro per la Resistenza, immediatamente viene organizzata una manifestazione antifascista che sfocia in durissimi incidenti. Il clima teso, anche per le dichiarazioni del ministro degli Interni Spataro, che definisce “facinorosi” i manifestanti, si diffonde in tutto il Paese e, nel giro di pochi giorni, le manifestazioni si susseguono in tutte le città italiane con scene da rivoluzione civile. A Reggio, però, il tutto finisce in tragedia. Il 7 luglio, nonostante il divieto della Questura, sono in migliaia a scendere per le strade. Macchine incendiate, spranghe e sassi lanciati contro le forze dell’ordine che, per difendersi, rispondono con i mitra uccidendo cinque persone. I feriti furono una trentina da entrambe le parti. La vita politica visse in quei giorni uno dei suoi momenti più difficili tanto che il presidente del Senato, Cesare Merzagora, invitò tutti a una tregua di quindici giorni per far stemperare gli animi. Il governo Tambroni rassegnerà le dimissioni il 23 luglio.

Agenti (lavoratori) vs operai (lavoratori)
Ma c’è anche un altro fatto, avvenuto a metà degli anni Settanta a Genova davanti all’Italsider, da cui trarre insegnamento oggi. Da una parte gli operai, dall’altra i poliziotti in assetto antisommossa con elmetto e manganello. La tensione sale e quando sembra che lo scontro possa scoppiare si vede un giovane poliziotto uscire dal gruppo e isolarsi dai colleghi; il commissario, che guida il plotone, nota la scena e si avvicina immediatamente: “cosa c’è, ti senti poco bene?”. L’agente osserva il suo superiore e risponde: “Signor commissario, mi perdoni, cerchi di capire. Fra gli scioperanti c’è mio padre!”

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