Quando il guru di Grillo non era grillino

In un piccolo centro del Torinese nel giugno 2004 una lista guidata da un consigliere di Forza Italia ottiene appena 294 voti.Tra i suoi 12 candidati c’è anche Gianroberto Casaleggio. Che però oggi nega (o forse rinnega) quel passato politico

Gianroberto Casaleggio con Beppe Grillo sul palco del comizio di fine campagna elettorale in piazza San Giovanni a Roma – Credits: Ansa/Ettore Ferrari

Giacomo Amadori

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Il 29 marzo 2013, con questo secco comunicato sul sito di Beppe Grillo, Casaleggio, il guru del Movimento 5 stelle, ha deciso di ribattere a Panorama che nel numero in edicola dal giorno prima, in un’inchiesta di copertina a lui dedicata, aveva ricordato la sua candidatura flop alle elezioni amministrative di Settimo Vittone (Torino).

Era il giugno 2004, il suo schieramento arrivò terzo su tre e Casaleggio prese sei voti. Panorama in realtà non ha omesso di scrivere che l’ideologo si presentò con la lista civica Per Settimo, ma ha specificato che era guidata da Vito Groccia, «un politico calabrese vicino a Forza Italia» scomparso due anni fa.

Da qui il distinguo di Casaleggio. Evidentemente la reazione di molti simpatizzanti del M5s, infastiditi dall’accostamento fra il guru di Beppe Grillo e il partito di Silvio Belusconi, e le conseguenti dietrologie sul recente mancato accordo tra Pd e M5s, hanno costretto Casaleggio alla precisazione.

Panorama conferma tuttavia che, se è vero che si trattava di una lista civica (nei piccoli paesi è una formula quasi obbligatoria), a guidarla erano tre politici di lungo corso, gli unici che ottennero preferenze. Gli altri compagni di viaggio di Casaleggio in quell’avventura elettorale erano tre operai, un’insegnante, una segretaria e un bagnino di piscina.

Alla fine la lista racimolò 294 suffragi, una dote che, come detto, apparteneva ai «veri» politici della squadra: il candidato sindaco Vito Groccia, iscritto a Forza Italia; Roberto Zaino e Angelo Canale Clapetto, rispettivamente ex psi ed ex dc, anche loro vicini al partito di Berlusconi.

Nella foto ricordo della lista, scattata quasi nove anni fa sul ponticello di pietra che è il simbolo di Settimo Vittone, i tre circondano la scommessa di Groccia: il candidato Casaleggio, tutto serio, è al centro dello scatto. «Quel giorno arrivò e non scambiò una parola con nessuno» ricorda Zaino, che nel 2004 conquistò 51 preferenze.

Originario della Campania, Zaino arriva a Ivrea negli anni 60 con la divisa da poliziotto per un corso alle telescriventi. Qui viene assunto alla Olivetti. In quegli anni inizia la carriera di sindacalista nella Uil, culminata con l’ingresso nel comitato centrale, e si iscrive al Partito socialista con cui entra in consiglio comunale a Settimo Vittone e vi resta per 35 anni.

In paese fonda anche la sezione del Psi, una delle più importanti del Canavese, e per quattro lustri fa il segretario. In quegli anni passano da lì i vertici del partito del Garofano. «Nell’83 per quasi un mese seguii la campagna elettorale di Bettino Craxi in Valle d’Aosta, occupandomi della logistica» rammenta Zaino. Che al solo nominare Bettino si commuove. Mostra i pass di delegato ai congressi, libri con la summa del pensiero craxiano, la dedica del leader socialista «al compagno Roberto».

Con la moglie Anna è stato pure a Hammamet: «Lo incontrammo e poi andammo a pregare sulla sua tomba qualche anno più tardi». Altri ricordi, altre lacrime. Negli anni della diaspora del Psi, Zaino passa con Forza Italia: «Ma non presi la tessera. Il mio amico Groccia sì. Io resterò socialista per sempre».

In effetti Groccia, appassionato di politica fin da ragazzo, ha militato in diversi partiti. Nel 1964 emigra dalla Calabria in Piemonte ed Ercole Martinet, oggi esponente pd di Ivrea, lo ricorda nel Psiup, il Partito socialista di unità proletaria. Quindi diventa sindacalista della Uil all’Olivetti e alla Honeywell di Caluso (Torino), dove lavora nell’ufficio tecnico.

Nel Canavese alla Uil comandano i repubblicani e lui per il partito dell’edera fa il rappresentante di lista. Negli anni 80, insieme con Martinet, s’iscrive alla sezione del Psi di Zaino. Quando il partito si spacca, dopo Tangentopoli, Groccia entra in Forza Italia. Per gli azzurri,da consigliere comunale, diventa un punto di riferimento nella zona.

Diversi dirigenti del centrodestra, interpellati da Panorama, lo ricordano. Fra questi il consigliere regionale Roberto Tentoni, che partecipò anche al suo funerale nel 2011: «Era certamente un militante di Forza Italia» conferma.

Il figlio di Vito Groccia, Enrico, oggi assessore a Settimo Vittone, è considerato amico di Casaleggio e probabilmente per questo preferisce non parlare del padre con Panorama. Risponde invece senza problemi Angelo Canale Clapetto, ex funzionario di banca e politico d’esperienza della lista Per Settimo, con la quale nel 2004 raggranellò 39 voti.

Dal 1970 al 1999 ha fatto il sindaco di Quincinetto, paese confinante con Settimo Vittone, ed è stato candidato per due volte alla provincia, sempre per la Dc. «Presi la tessera a 20 anni» sospira. «I miei referenti erano i parlamentari Giuseppe Botta e Rolando Picchioni, uomini di Emilio Colombo». Canale ha partecipato a tanti congressi e ha fatto parte del direttivo provinciale della Balena bianca.

Quando la Dc si è dissolta, è passato al Ccd; infine, dopo la rottura di PierFerdinando Casini con Berlusconi, ha scelto il Pdl: «I miei valori sono quelli del centrodestra» dice. Lui e Casaleggio nel 2004 vennero coinvolti personalmente da Groccia nella corsa per il municipio ed entrambi, con il candidato sindaco, si occuparono della stesura del programma. In 20 punti, proprio come quello dei grillini.

Per l’ideologo del M5s, vista la sua fama di duro e puro, la storia delle comunali di quasi nove anni fa si è trasformata in una macchiolina. Per capirlo basta leggere il blog di Grillo, dove Casaleggio dopo l’articolo di Panorama viene bollato da alcuni militanti come «pidiellino» e «trombato». Sul sito Roberto D. di Treviso affonda il colpo: «Adesso mi spiego perché non si è voluto far votare il Movimento per l’appoggio al Pd».

Ettore M. esprime lo stesso concetto con altre parole: «Casaleggio, sei voti in una lista civica di appoggio a Berlusconi, ha mandato a casa Bersani». Massimo B. si spinge a immaginare: «Grillo e Casaleggio sono sul libro paga di Berlusconi». Agli occhi di molti grillini, insomma, la verginità del guru è perduta e non basterà un post scriptum a fargliela recuperare.

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