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Prodi e Gentiloni, così il Pd si prepara al dopo-Renzi

Il sostegno del professore al presidente del consiglio sembra delineare il futuro del partito dopo che la (prevedibile) sconfitta alle elezioni avrà messo alle corde il segretario

renzi facce sconfitta

Sara Dellabella

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Romano Prodi ha scaricato Matteo Renzi. Ma cosa significa questa mossa, a due settimane dalle elezioni politiche del 4 marzo? Qui siamo ben oltre la tattica.
Forse si sta già preparando il nuovo partito democratico, quello che sorgerà dalla (probabile) sconfitta nel voto e dall'accantonamento del segretario.

L'abbraccio a Paolo Gentiloni e la dichiarazione di voto a favore della lista “Insieme” mostrano ancora una volta la distanza tra il Professore e il segretario dem al quale non è rimasto che rallegrarsi delle briciole, ovvero della strigliata a chi è uscito dal Pd per fondare Leu. 


L'1% che fa la differenza

Pur di non appoggiare il Pd e tenere la tenda a distanza di sicurezza dalla piazzola dei renziani, Prodi ha deciso di sostenere la lista di coalizione che rischia, stando ai sondaggi attuali, di non raggiungere neppure l'1 per cento.

Si tratta di una soglia importante per le norme contenute nel Rosatellum. Infatti, se la lista non raggiunge l'1 per cento il voto va disperso, ma se lo supera senza raggiungere il 3 per cento, i voti vanno ridistribuiti in maniera proporzionale all'interno della coalizione.

Quindi pur di non votare Renzi, il Professore rischia di disperdere il suo voto. Nelle ultime ore a favore di Insieme si è espresso anche Luigi Manconi, altro big escluso dalle liste Pd.

A godere di più dell'impopolarità di Renzi, è la lista +Europa di Emma Bonino che cresce nei sondaggi, raccogliendo anche forti consensi tra gli elettori italiani residenti all'estero che sono già impegnati nelle operazioni di voto.

Nella coalizione ma non il Pd

Da qualche giorno il motto sembra essere quello di sostenere la coalizione, ma non il Pd che sta lottando per non scendere sotto il 20 per cento.

Chi fa questa scelta immagina un futuro diverso per quel partito nato dieci anni fa unendo Margherita e Ds e che oggi rimane ostaggio di un quarantenne ambizioso che non si è fermato mai a ragionare nella sua scalata e ha disarcionato senza distinguo ogni persona considerata d'intralcio.

In questi anni, su tutti la grave sconfitta al referendum istituzionale del dicembre 2016, e da ultimo anche nella composizione delle liste elettorali, il “ragazzo” di Firenze non sembra aver imparato la lezione.

Così oggi, a 14 giorni dalle elezioni, ci si immagina come potrebbe essere il Pd senza Renzi.

Paco e tranquillo, se a Gentiloni venisse dato un ruolo maggiore, dopo aver dimostrato che anche da leader supplente si possono fare ottime cose.

Soprattutto, all'attuale premier viene riconosciuta la capacità di ascolto e dialogo, ideali per recuperare un'intesa con i fuoriusciti, che non sono certo dei facinorosi comunisti, magari in grado di riportarli a casa in un clima tranquillo. Ma anche per includere persone e pratiche politiche di parte del mondo laico che si identificano con Emma Bonino, o con il mondo in arrivo dal partito socialista e dai Verdi, che hanno faticato in questi anni a sentirsi parte del progetto renziano.

L'esuberanza eccessiva dopo un po' stufa e forse l'epoca di Renzi è giunta al capolinea. Chissà se basterà un tonfo elettorale a fargli intendere, una volta per tutte, la lezione o se dovrà farsi davvero da parte.

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