Problema "Italicum": in attesa della Consulta è caos

Dopo il referendum, quasi tutti i partiti invocano le urne. Ma finché rimarranno due leggi elettorali diverse per Camera e Senato sarà impossibile farlo

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La Camera dei deputati – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Claudia Daconto

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Al voto sì, ma con quale legge elettorale? In un clima post referendario impazzito, in cui il composito fronte uscito vincitore dalla battaglia del 4 dicembre già discute su tempi e modalità del ritorno alle urne e dentro al Pd è guerra aperta tra fedelissimi di Matteo Renzi e testimonial del “no” che brindano alla sconfitta del loro partito e alla caduta del loro premier, l'unica certezza sta in una data.

Il ruolo della Consulta
La Consulta si esprimerà sull'Italicum a fine gennaio (il 24). Nel caso, probabile, di una bocciatura – anche solo parziale della legge elettorale valida per la Camera – il Parlamento dovrà decidersi se rinunciarci in toto o renderla più omogenea al metodo di elezione del Senato che oggi prevede un sistema spiccatamente proporzionale che cozza con quello invece ultra maggioritario della Camera.

Il "no" di Mattarella
Motivo per cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non vuole sentir parlare di elezioni a febbraio senza una nuova (o vecchia) legge elettorale coerente per entrambe le Camere che, dopo la bocciatura della riforma costituzionale, continueranno a fare la stessa cosa e non possono oggettivamente essere elette con due sistemi incompatibili tra loro.

Italicum alla Camera, Consultellum al Senato
Con l'Italicum alla Camera e il Consultellum al Senato (in sostanza il vecchio “Porcellum” senza il premio di maggioranza che al Senato veniva assegnato su base regionale, una soglia dell'8% per i partiti che si presentano da soli e del 3% per quelli in coalizione che in tutto deve prendere almeno il 20%), in Parlamento, infatti, si ritroverebbero due maggioranze diverse. E al Senato, nessuna maggioranza. Nemmeno se Pd e Forza Italia siglassero una qualche “larga intesa”, il numero di senatori che riuscirebbero a mettere insieme (con l'aggiunta di qualche centrista) sarebbe infatti sufficiente ad assicurare un appoggio solido al governo.

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Problema "ballottaggio"
Il punto qualificante dell'Italicum che sembrerebbe destinato a saltare dovrebbe essere, con ogni probabilità, quello che prevede il ballottaggio al secondo turno tra le due forze che hanno preso più voti senza però riuscire a raggiungere il 40% necessario a ottenere già al primo turno il premio di maggioranza (54% dei seggi). Ballottaggio al quale si accede, aspetto fondamentale da sottolineare, senza l'obbligo di aver raggiunto una soglia minima al primo turno.

Problema "premio di maggioranza"
Anche sul premio di maggioranza ci sono delle incognite: la Corte, infatti, potrebbe sacrificarlo in cambio del mantenimento del ballottaggio. Se una forza, da sola, ottiene il 40% al primo turno, un ampio premio come quello previsto dall'Italicum sarebbe infatti più che giustificato. Non altrettanto al secondo turno dove per vincere, e governare da soli (nell'Italicum c'è anche il divieto di coalizioni), basta aver preso un voto in più dell'avversario senza che il totale dei voti sia anche rappresentativo della maggioranza degli elettori.

Voto a febbraio
Un motivo in più per ritenere che l'ipotesi di elezioni anticipate già a Carnevale non sta in piedi. Non ci sono infatti le condizioni tecniche, istituzionali e probabilmente nemmeno politiche per portare il Paese alle urne così in fretta. In primavera, però, queste condizioni ci sarebbero e a quel punto ogni decisione sarebbe esclusivamente politica.

Le posizioni dei partiti...
A oggi la maggioranza dei partiti preme per ridare al più presto la parola agli italiani. Solo Forza Italia e una parte del Pd (quella vicina a Dario Franceschini) frenano. Il M5S – improvvisamente fan di un Italicum definito fino a ieri un legge “fascista” e che oggi invece andrebbe bene anche al Senato - si dice pronto a presentare quanto prima il suo governo a 5Stelle (anche se un altro anno di governo tecnico potrebbe rafforzarlo ulteriormente come fu all'epoca di Monti).

... e quella di Matteo Renzi
Matteo Renzi ha urgenza di bruciare le tappe anche se a scottarsi di nuovo e di più rischia di essere proprio lui. In un clima pesantissimo, in cui si annunciano manifestazioni fuori dal Nazareno per chiedere la cacciata dei “traditori” Bersani&Co, oggi pomeriggiosi è tenuta la resa dei conti alla Direzione del Partito Democratico.

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