Paolo Papi

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Ha vinto Beppe Sala, ha vinto il Partito della Nazione di Matteo Renzi. È uscita sconfitta invece, nelle primarie del centrosinistra, l'illusione che Milano potesse rappresentare un'eccezione politica, un laboratorio alternativo che desse voce a tutti gli scontenti della sinistra non renziana. 

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È un'illusione questa che hanno cullato in molti, specie a sinistra, sotto la Madonnina. Uscito di scena il vecchio sindaco, è invece accaduto che il popolo delle primarie si affidasse a un ex manager di cui fino a ieri erano ignote le simpatie politiche, considerato in rapporti molto stretti con il capo del governo centrale (nonchè segretario del partito) e con i poteri che contano nella città.

Qualcuno - con malignità - potrebbe definirla normalizzazione. E in effetti, il significato politico nazionale è questo: avanza a Milano il modello Renzi, perde l'eccezione rappresentata dalla giunta Pisapia. 

La tendenza autodistruttiva
Il bello è che la responsabilità della sconfitta della sinistra milanese ricade tutta sulle spalle della stessa sinistra milanese, che ha saputo - per narcisismo o per innate tendenze autodistruttive - presentare due candidati, Majorino e Balzani, che si sono rubati i voti a vicenda anzichè unire le forze per contrastare l'operazione Sala.

Gelosie, personalismi, correnti. Chapeau! Con avversari così alla sua sinistra e spesso alla sua destra, il capo del governo è destinato a governare a lungo. Dentro il Pd e a Palazzo Chigi. 

Milano nell'idea di Sala
C'è poi la questione locale, quale idea di Milano abbia Beppe Sala, come e con quali uomini formerà la giunta semmai dovesse essere eletto, quali rapporti inastaurerà con le componenti più radicali della coalizione, chi sarà il suo sfidante nel centrodestra, tenuto conto della capacità dell'ex commissario Expo di parlare a settori che tradizionalmente votavano il Popolo delle Libertà.

Siamo insomma alle prime battute di una campagna elettorale che si annuncia difficile per tutti coloro che sfideranno Sala, che è comunque un candidato forte e sarà l'uomo da battere. 

Gli sfidanti
Chi saranno gli sfidanti? Sallusti? Del Debbio? Patrizia Bedori per il M5S? E se, a sinistra, qualcuno si sfilasse dalla coalizione annunciando una candidatura alternativa? C'è anche chi, guardando il gap piuttosto ridotto tra Sala e Balzani, sostiene che la sfida più difficile, elettoralmente parlando, Sala, l'abbia vinta ieri, aprendogli la strada di fatto verso la conquista di Palazzo Marino, considerata la mancanza di alternative credibili.

Ma se l'ha vinta deve ringraziare il cupio dissolvi della sinistra italiana, non le sue capacità di convincimento e di trascinamento. Quelle, forse, le impareremo a conoscere più avanti. 

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