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Quirinale: ecco i tre profili che ha in mente Renzi

Il premier insiste sulla necessità di partire da candidature il più possibile condivise. Senza accettare né veti né diktat

Redazione

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Comincia la settimana che apre la partita per arrivare al nuovo presidente della Repubblica. E Matteo Renzi, sono tutti d'accordo, dovrà fare la prima mossa.

- La premessa di tutto, secondo il premier, è il metodo: massima condivisione possibile, cominciando da dentro il Pd.
- Fronde interne, assi trasversali e men che meno agguati hanno l'unico effetto di togliere dalla mischia candidati pur autorevoli ma imposti senza partire dal Pd e dal premier.

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I tre profili
Sono tre, tutti al momento plausibili, i profili immaginati da Renzi per il prossimo Capo dello Stato:
- il politico, opzione che vogliono Berlusconi e il Pd,
- il tecnico e
- la carta di riserva da calare se il cerchio non quadra.

I politici
Tra i politici la parte del leone la fanno gli ex segretari dopo che uno dei papabili, Giuliano Amato, viene visto tra i renziani come frutto di un'intesa tra il Cavaliere e gli ex diessini e non sembra rappresentativo degli italiani, requisito che Renzi cerca per evitare di dare l'impressione di una operazione di Palazzo.

Gli ex segretari
Sui segretari di partito Renzi ha già avviato un sondaggio informale nel Pd e, a quanto si apprende, il meno divisivo sarebbe Piero Fassino, in grado di compattare sia gli ex Ds sia di ottenere l'appoggio di Areadem, l'area di Dario Franceschini che il sindaco di Torino sostenne alle primarie.
Ma anche gli ex segretari Pd Walter Veltroni e Dario Franceschini sono in campo come anche Pier Ferdinando Casini, candidato di Angelino Alfano.

Il tecnico
L'altra ipotesi che Renzi immagina è quella del tecnico. Anche alla luce dell'esito delle elezioni greche e in vista di una temuta burrasca sull'euro nomi come Pier Carlo Padoan o Ignazio Visco avrebbero le caratteristiche per reggere la nave in tempesta.

Il colpo a sorpresa
Il leader Pd, secondo i renziani, non avrebbe invece un jolly, un nome non girato nei totonomi da tirare fuori all'ultimo come avvenne per il ministro Paolo Gentiloni. Mentre Piero Grasso e Sergio Mattarella sarebbero considerati delle carte di riserva. Con uno schema da rifinire, Renzi oggi testerà l'aria nei gruppi del Pd. Non farà nomi ma chiamerà tutti i parlamentari a dare una prova di maturità.

Incontri con Berlusconi e Bersani
"Non ci possiamo permettere fallimenti con il 2013, il paese ha altre priorità" sarà l'appello dal quale il segretario entrerà nel vivo della partita. Che dovrebbe prevedere due incontri clou: con Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani.

L'ex leader Pd nega con i suoi di pensare, né tanto meno di lavorare, ad alcun accordo con il Cav su Amato. "Se non lo vogliono loro lo dicano", spiegano ambienti vicini a Bersani che manda messaggi di lealtà ma chiede che il nome non sia calato un minuto prima della prima chiama. "Altrimenti invece del premier nominato dal Capo dello Stato avremmo il Capo dello Stato nominato dal premier", osservano i bersaniani.

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