Politica

Presidente della Repubblica: la confusione del Pd

Il partito di Renzi a tre passi dal delirio: tutti contro tutti a pochi giorni dall'elezione

PARTITO DEMOCRATICO

Carmelo Caruso

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L’unica cosa su cui sono d’accordo è che non sono d’accordo su nulla. Ma anche su questo nel Pd non sono d’accordo. Prendete Stefano Fassina, nemico di Matteo Renzi e dunque amico di Pierluigi Bersani che ha le idee chiare: “Forza Italia è solo una delle parti in causa, non è il dominus della scena”. E però, a conferma che le idee non siano così chiare a pochi giorni dall’elezione del prossimo presidente della Repubblica, basta riprendere Stefano Fassina: “Va cercata la massima condivisione e in questo caso dobbiamo cercare l’interlocuzione con Forza Italia”.

Insomma, avevamo assistito a tutto ma mai avevamo assistito al conflitto delle identità, alla scissione dell’io che solo la letteratura ha raccontato, dal naso, alle ombre, la natura sdoppiata che entra in dissidio con se stessa e che finora in politica era stata chiamata diplomazia. Ma che di dissimulazione non si tratti lo si capisce quando si ascolta Francesco Boccia: “Renzi usa metodi da Isis”, salvo chiedere scusa che come si sa è un modo per confermare quanto detto in precedenza. E certo è vero che quella che ci attende è la settimana più importante della politica italiana, sicuramente per Matteo Renzi che è chiamato al suo esame di maturità, alla promozione da rottamatore a uomo di stato. E però all’interno del Pd siamo sull’orlo della seduta di psicanalisi se di candidati finora se ne contano 21, tutti uomini di sinistra, tutti galantuomini offerti alla gola dei retroscenisti. E non si offendano le donne che infatti sono reclamate a piena voce da Laura Puppato che ne vuole una “autorevole e non neutra” e che del resto lo stesso Renzi porterebbe al Quirinale “dato che è un’anomalia non aver avuto una donna sul Colle più alto”.

Se le cose non fossero complicate di suo e se non fosse già complicata la situazione in Italia, da ieri si è messa pure la Grecia e Syriza con il suo leader Tzpras a cui guardano con affetto e amore gli speranzosi del Pd, tra tutti Pippo Civati che vorrebbe andarsene ma non se ne va, anzi auspica la seconda tessera “una del Pd e l’altra di Sel”. Non ci crederete, ma il più fermo nelle sue intenzioni è lui che stamattina non è andato alla riunione del Pd, ma che ha fatto recapitare una lettera in cui candida Romano Prodi “il candidato da cui è necessario ripartire”, che naturalmente non piace a Renzi.

Ma si sa che Renzi è abituato a stupirci e infatti “Non faccio l’elogio del franco tiratore, ma vi stupirò, difendo il diritto al dissenso”. E proprio a questo punto si potrebbe citare quanto avrebbe detto Pierluigi Bersani a Renzi, durante un incontro riservato: “Matteo non iniziare con le tue supercazzole, vieni al punto”. E se si volesse citare un dissidente, ecco spuntare Walter Tocci che se fosse per lui “preferirebbe un tecnico a un politico”. Politico o tecnico, l’unica cosa certa è che il Pd ha deciso di votare scheda bianca alle prime tre votazioni e solo alla quarta indicare un nome, in pratica sabato quando potrebbe esserci un presidente che per Renzi deve “essere una persona capace di reggere a stress test”. Almeno su questo, ci sarà qualcuno che non è dello stesso avviso?

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