Mario Mauro rompe con il Governo Renzi

Il Presidente dei Popolari Italiani ha deciso l'uscita dalla coalizione di governo. Lo segue solo Tito di Maggio. Si assottiglia la maggioranza al Senato

mario-mauro

Mario Mauro in aula al Senato durante la discussione del disegno di legge sulle banche popolari. Roma 24 marzo 2015. – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Redazione

-

"Il direttivo nazionale del partito dei Popolari per l'Italia ha deliberato in data odierna l'uscita dalla maggioranza che sostiene l'attuale governo". Lo ha annunciato, in una nota, il senatore del gruppo Grandi Autonomie e Libertà, Mario Mauro, presidente dei Popolari per l'Italia. "Riforme non condivise - aggiunge Mario Mauro - condotte in modo improvvisato ed approssimativo, con una improvvida esaltazione del carattere monocolore dell'Esecutivo sono alla base di una decisione che è innanzitutto un giudizio definitivo su una gestione politica che sta tenendo in stallo l'Italia, la sua economia e il suo bisogno di crescita. Le nostre idee - conclude Mario Mauro - contribuiranno ora alla costruzione e all'organizzazione di una maggioranza politica nel Paese centrata sui valori popolari e liberali".

Alla resa dei conti sono due i senatori in uscita e dunque si riducono a 9 i voti di maggioranza di cui il governo Renzi godrà al Senato in previsione delle votazioni delicate su Riforma della Scuola e Riforma costituzionale previste a settembre. I due senatori in meno sono lo stesso Mauro e Tito di Maggio che si dice abbia intenzione di aderire al nuovo gruppo dei fittiani che si sta formando a Palazzo Madama.

Angela D'Onghia, sottosegretario all'Istruzione, e Domenico Rossi, sottosegretario alla Difesa, hanno invece espresso parere contrario a Mauro. "Prendiamo atto della decisione di Pi di uscire dalla maggioranza ma, come giàannunciato al Presidente Mario Mauro, non concordiamo con questa linea d'azione" hanno scritto annunciando le loro dimissioni da Pi e la permanenza al governo. "Riteniamo - proseguono i due parlamentari - che l'attuale maggioranza stia portando avanti un percorso essenziale per la rinascita di questo Paese e che qualsiasi partito della maggioranza possa concorrere in termini di dialettica e contributi. Per questo occorre però farne parte e non porsi su più facili posizioni di opposizione. Per queste motivazioni - concludono Rossi e la D'Onghia - abbiamo già presentato le nostre dimissioni dal Partito dei Popolari per l'Italia e rimarremo al momento all'interno dei gruppi parlamentari di rispettiva appartenenza (Gruppo Grandi Autonomie e Libertà e Gruppo per l'Italia-Centro Democratico) per continuare a lavorare come sempre nell'interesse comune e generale dell'Italia scevri da pregiudizi e congetture politiche che non ci appartengono".

Un autogol, come lo ha definito il senatore del Pd, Andrea Marcucci in un suo tweet:

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Elezioni Regionali: perché Renzi ora ha (un po') paura

Che succede all'ottimista e vincente segretario del PD? Dice: "il PD sarà ancora il primo partito" ma in molte regioni si respira aria di cambiamento

Commenti