Politica

Ponte Morandi, anche nella tragedia si fa campagna elettorale

Finanziamenti, gestione degli appalti, ostilità alle grandi opere sono diventati i temi politici della settimana, scaturiti direttamente dalla tragedia

Highway-bridge-collapse disaster in Genoa

Sara Dellabella

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Neanche il tempo di riprendere fiato che la politica aveva già iniziato la sua polemica.

Dai finanziatori occulti ai partiti, all’accusa dei “No Gronda” che avrebbero bollato in passato come una “favoletta” il crollo del ponte Morandi, alla società accusata di pagare le tasse all’estero. In tre giorni, dal 14 agosto, è stato tutto un rimpallo di responsabilità, di accuse al limite del diffamatorio e passerelle che se fossero state accompagnate da un po’ di sobrietà avrebbero avuto un rilievo maggiore.

Invece, direttamente da Genova, è andato in onda il solito "mercato del pesce". Di Maio che annuncia la revoca delle concessioni autostradali ai Signori Benetton che, secondo il vicepremier grillino, nel tempo sono stati bravi solo a finanziare le campagne elettorali degli altri.

Così il Pd, che si è sentito chiamato in causa, ha minacciato querele. Ma a dipanare ogni dubbio è la stessa Autostrade che ha dichiarato che gli ultimi finanziamenti risalgono al 2006 e hanno riguardato tutti i partiti.

Punto è che il Pd nasceva un anno dopo, il Movimento 5 stelle nel 2009. Certo qualcuno ribatterà che comunque all’epoca c’erano i DS e La Margherita (confluite nella famosa fusione a freddo nel Pd) e poi ci sono le fondazioni, casseforti occulte di ogni movimento politico.

E così giù a botte di dichiarazioni, post, hashtag si è susseguita la settimana politica.

Ce ne fosse uno che mentre pensava di revocare le concessioni, abbia pensato ad aumentare lo stipendio di questi uomini impegnati nei soccorsi per poche centinaia di euro al mese. Propaganda per propaganda, avrebbe avuto più senso.

Opposizioni a caccia dei No gronda

Dello stesso tono è anche la caccia alle streghe che il Pd ha avviato contro i “nimby” di casa nostra, ovvero quelli che si oppongono a ogni grande opera. Sulla vicinanza a questi movimenti, i grillini hanno costruito molto del loro consenso da nord a sud, dai no Tav ai no Tap, passando anche per i No Gronda, quell’opera infrastrutturale che avrebbe consentito di spostare molto del traffico del ponte Morandi su un’altra arteria.

Dal sacro blog grillino il post in sostegno dei No Gronda è scomparso e anche questa tempestiva rimozione mostra quanto in queste ore la partita sia soprattutto politica. Il clima è quello della campagna elettorale perché di istituzionale si è visto veramente poco.

A Genova, ma con la testa altrove

Del cordoglio della politica neppure l’ombra.

I vecchi politici (quelli senza gli smartphone per intenderci), ci avevano abituato alla compassione intesa come partecipazione al dolore, oggi questi politici sembrano su un altro piano, avulsi dal contesto, lanciati verso una campagna elettorale che li sta portando anni luce lontano da Genova e dalle sue vittime, pur stando a due passi dai luoghi del crollo.

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