La lobby degli scout, dentro e fuori il Palazzo

In tutti i partiti seggi sicuri agli esploratori. Che vantano già molti volti noti nello spettacolo e nella cultura

di Giampaolo Cerri

Promesse da scout a Palazzo Madama dove arriverà, con le elezioni, l’italiano più in alto in grado nel movimento fondato da Baden Powell. È Roberto Cociancich, 52enne milanese che guida 8 milioni di scout cattolici nel mondo. Lo vuole al Senato Matteo Renzi: si conoscono dai tempi in cui il sindaco dirigeva Camminiamo insieme, rivista dell’Associazione guide e scout cattolici italiani. Lo scoutismo, 200 mila aderenti in Italia (175 mila Agesci), sforna politici dopo volti noti di spettacolo, cultura e impresa. Da Pupi Avati, Dario Argento, Renzo Piano, Riccardo Illy, Pippo Baudo e Gino Paoli, fino ai più giovani Corrado Passera, Pino Insegno, Fabio De Luigi, Carlo Verdone, Stefano Belisari in arte Elio, Marco Baldini e Paola Barale.

Capo severo era Daniele Luttazzi, mentre Jovanotti s’è fermato al noviziato, verifica di un anno per diventare rover (maschi) o scolte (femmine). Fazzolettone anche per giornalisti come Sergio Valsania, Beppe Severgnini, Massimo Giletti e Roberto D’Agostino, ma solo i capi Piero Badaloni e David Sassoli sono in politica. E a Strasburgo, con Prc, è stato Vittorio Agnoletto, già maestro dei novizi a Milano. Sul fronte opposto, Ignazio La Russa, centrodestra, mosca bianca fra scout di sinistra come Giuliano Pisapia, Giovanna Melandri, Giuseppe Fioroni e Umberto Ambrosoli. Elenco da aggiornare con i pd eletti pressoché sicuri alla Camera: Tommy Giuntella, fra i portavoce di Pier Luigi Bersani, ed Edo Patriarca, già capo nazionale Agesci. Devono fare dimenticare il senatore Luigi Lusi, arrestato per i fondi della Margherita. Buona strada.

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