E se affidasse l'incarico a Pietro Grasso?

Tra gli scenari che si fanno in queste ore, prende quota l'ipotesi di un governissimo affidato al presidente del Senato

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Il magistrato Pietro Grasso, eletto senatore in Lazio senza passare dalle parlamentarie, è stato procuratore nazionale antimafia

Paola Sacchi

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Il presidente della Camera, Laura Boldrini, uscendo dalle consultazioni al Quirinale lo dice immediatamente: Giorgio Napolitano vuole un governo subito. E non può dire naturalente che il presidente vuole però numeri
certi. Quelli che Pier Luigi Bersani con il suo governo "dream team", pieno zeppo di personalità della società civile volti ad attirare voti grillini, non potrebbe mai né domani né tra qualche giorno mettere sul piatto nel colloquio nello studio alla Vetrata.

Se Beppe Grillo dicesse un sì anticipato alla fiducia verrebbe meno la ragione sociale dei Cinquestelle. Ovvero la battaglia antisistema. Sarebbe un po' come se la Lega venisse meno alle ragioni del Nord. E sul colle più alto sarebbero anche già convinti del fatto che quel sì ai Cinquestelle non sarebbe strappato neppure se Bersani facesse un passo indietro, cedendo il passo a una personalità della società civile. Quel sì preventivo non ci sarebbe nonostante le aperture fatte ieri dal M5S. E allora? Governissimo? "E' probabile", confida a Panorama.it un politico di lungo corso che sa bene come vanno le cose dei palazzi romani quando la maionese della politica impazzisce.

Verso le 4 del pomeriggio nel Transatlantico di Montecitorio prende quota la probabilità di un incarico esplorativo al presidente del Senato Pietro Grasso. Ma non un incarico a vuoto per prendere tempo. Con
lo scopo proprio di far decollare un governo di larghe intese pesieduto dal medesimo Grasso. O meglio un governo di scopo, che, secondo indiscrezioni da prendere con le molle potrebbe anche essere presieduto
dall'attuale direttore centrale della Banca d'Italia Fabrizio Saccomanni (il nome di Grasso però risulta più forte)  con al centro l'economia e la riforma della legge  elettorale. Un esecutivo, magari a tempo, che  a quel
punto avrebbe quindi anche i voti del Pdl. Ipotesi che però fa strocere la bocca a molti pd. Che, sotto anonimato, commentano: "Prima un preincarico a Bersani, di governissimo ora non si parla". Ma aggiungono: "Tra una settimana chissà...". C'è da dire, che nel Pd, dopo i quasi cento voti venuti meno ieri sera al neocapogruppo Roberto Speranza, vicinissimo al segretario, la leadership di Bersani non appare più solidissima. E proprio per questo Bersani non sarebbe intenzionato ad andare a un braccio di ferro con Napolitano.

L'altro scenario che il capo dello Stato potrebbe prendere in considerazione, ragionano alcuni, sarebbe quello di lasciare in carica il governo Monti e andare prima all'elezione di un successore alla presidenza della Repubblica. Uno scenario che aveva preso quota ieri sera ma che nel primo giorno di consultazioni al Quirinale sembra già tramontato. Domani è il turno allo studio alla Vetrata di Grillo e forse Gianroberto Casaleggio, Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi con la Lega Nord. Domani probabilmente per le sorti della politica e del nuovo governo non sarà soltanto un altro giorno.

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