Politica

Pietro Grasso e il "dilemma Giorgio Gori"

Liberi e Uguali è alla sua prima prova elettorale e già si spacca sull'appoggio a Giorgio Gori. Storia diversa nel Lazio, dove in corsa c'è Zingaretti

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Sara Dellabella

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Gori si, Gori no è il primo dilemma dei neonati Liberi e Uguali, che in queste ore si spacca sull'appoggio al candidato Pd in Lombardia.

Se Pier Luigi Bersani e Pietro Grasso sono più orientati a un'alleanza che strappi finalmente la regione al governo del centrodestra, ora che Roberto Maroni si è fatto da parte, dall'altra Nicola Fratoianni e il coordinatore lombardo di Sinistra Italiana annunciano che ci sarà una candidatura autonoma e la campagna elettorale è già impostata.

Sul Lazio le idee chiare

Ma perché sulla figura di Nicola Zingaretti che tenta il bis alla regione Lazio invece il partito di Grasso non si è spaccato con la stessa ferocia?

In queste ore, per l'unità del centrosinistra si sono spesi i padri nobili del partito come Walter Veltroni e Romano Prodi, che però non si capisce mai bene quale peso abbiano all'interno del dibattito, al di là dei titoli nobiliari.

Zingaretti è sicuramente una figura più digeribile per la classe dirigente di Leu. Il governatore del Lazio è un ex Ds, ha abitato circoli, sezioni e ha una lunga esperienza amministrativa. Zingaretti al contrario di Giorgio Gori viene riconosciuto in una storia politica che non può non convincere i fuoriusciti del PD, tantopiù che Zingaretti non si è mai professato uno yesman renziano.

Gori, un uomo di Renzi

E' la storia personale dei due candidati che in questa vicenda delle alleanze fa la differenza. Perché Giorgio Gori è arrivato alla politica su chiamata renziana, ha scarsa esperienza amministrativa anche se sta giocando questa campagna elettorale in maniera efficace e il ritiro di Bobo Maroni non può che giocargli a favore.

Sta andando talmente bene che per evitare che i problemi romani di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi possano inficiare sul risultato delle regionali, probabilmente i due big saranno esclusi dalla campagna elettorale per il Pirellone. Ed è proprio Renzi, il peccato originale di Giorgio Gori che lo rende indigeribile alla sinistra interna a Leu.  

Tuttavia presentarsi uniti anche in Lombardia aiuterebbe il centrosinistra a recuperare una regione forte come la Lombardia, ma con Gori candidato, Renzi finirebbe per intestarsi tutto il merito della vittoria. Intanto, Grasso taglia corto e aspetta che siano le assemblee territoriali a dirimere le controversie.

A Milano la vittoria del Pd appare scontata quindi il supporto di Leu finirebbe per essere inconsistente al risultato, mentre nel Lazio la riconferma di Zingaretti non sembra poi così semplice.  Allearsi vuol dire pesare e forse nella partita laziale Leu ha tutto da guadagnare.

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