La battaglia campale degli emendamenti

Il voto segreto, lo scontro feroce tra il presidente del Senato e il "suo" Pd, il monito di Napolitano: perché - regolamenti alla mano - il percorso riformista rischia di incepparsi ponendo fine alla luna di miele di Renzi con gli italiani. Storia dell'ostruzionismo

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Il presidente del Senato Pietro Grasso

«Con questi ritmi ce la facciamo a capodanno, ma del 2015». La battuta, che circola a Palazzo Madama, rende l'idea del clima che si è venuto a creare in Aula del Senato dove, nella giornata di ieri, è iniziato a passi di lumaca l'esame del testo di riforma costituzionale voluto dal governo Renzi: solo tre emendamenti messi al voto su 7850 già presentati dalle opposizioni e uno scontro, feroce e sotto traccia, tra il Pd e il «suo» Pietro Grasso, accusato sempre dai «suoi» di aver concesso troppo spago agli ostruzionismo di M5S e Sel. Nessuno lo accusa ancora di essere un sabotatore ma il malumore, soprattutto nelle fila della maggioranza, c'è tutto. E l'accusa strisciante, non detta, non dichiarata, è quella di sabotare le riforme. Qualche numero: sono 920 gli emendamenti ostruzionistici secondo Grasso da votare col voto segreto, regolamento alla mano, riducibili e accorpabili (forse) a 500. Decisamente troppi per il Pd e la maggioranza, ma «senza precedenti» sono anche per lo stesso Grasso che però si è trincerato dietro ai regolamenti  per non negare il voto segreto. Un numero comunque - 920 o 500 che sia -  che rischia di mandare gambe all'aria le riforme, dilazionarle e che rischia di produrre quella «paralisi decisionale» sul quale alto è stato sentito ieri il monito del presidente della Repubblica.

 

Grasso, dunque, è finito sul banco degli imputati. A che gioca gioca, si chiedono i suoi? Perché non sforbicia, mettendo le opposizioni con le spalle al muro? Perché vuole rallentare i lavori concedendo troppo allegramente il voto segreto? La verità è che i giochi sono tutt'altro che chiusi e, in queste ore, le diplomazie dei vari partiti - anche quella vendoliana, che forse è disposta a fare macchina indietro ritirando un certo numero di emendamenti - sono al lavoro per evitare che il combinato disposto tra voto segreto e emendamenti faccia saltare tutto ed esponga il governo a una figuraccia epocale. Purché naturalmente il governo, e nella fattispecie il ministro Boschi, sia disposto a rinunciare al muro contromuro e accetti di confrontarsi con Sel e dissidenti Pd, accettando magari di far votare le riforme senza fretta, a settembre. 

Di certo  Renzi, dopo aver annunciato per mesi che le riforme vanno approvate al Senato prima della pausa estiva prevista per l'8 agosto, rischia moltissimo. Rischia che finisca anzitempo la «luna di miele» con gli italiani. E rischia di rimanere con un pugno di mosche. E forse a poco serve l'arma spuntata di Renzi di andare al voto anticipato se vincono i sabotatori: qualcuno davvero nel Pd accetterebbe di andare a votare col consultellum, il porcellum emendato dalla consulta?  Il fatto è che Grasso deve tener conto dei regolamenti e i regolamenti - a detta dei tecnici che ha consultato - parlano chiaro: 920 emendamenti impongono il voto segreto. Punto. Si possono accorpare o ridurre, ma per ridurli del 90% come sperano ancora dalle parti del Pd per approvare le riforme prima della chiusura estiva occorre un accordo tra la maggioranza  e le componenti più dialoganti delle opposizioni, come quelle che fanno capo a Sel. E lì, siamo punto e a capo. Perché Renzi deve fare un passo verso i «sabotatori», accettando di modificare il patto del Nazareno su alcuni punti, magari sul voto di preferenza. E se accetta modifiche rischia di saltare tutto il banco. Lo sanno tutti. Chi glielo dice poi al Cavaliere? Nubi nere si addensano sulle riforme e sulla politica.

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