Vaccino covid
(M. Bertorello, Getty Images)
Vaccino covid
Politica

Draghi chiede la fiducia mentre il piano vaccinale implode

Mancano le dosi, le regioni chiedono di poterle comprare in autonomia, i numeri del Ministero della Salute non tornano e noi rischiamo crisi economica e lockdown

Oggi tre notizie lontane l'una dall'altra ci portano tutte nello stesso luogo con la medesima domanda.

La prima notizia arriva da Bruxelles. Eurostat infatti ha reso noti i dati economici dell'ultimo trimestre del 2020 certificando quello che molti temevano, cioè un calo del pil nel continente dello 0,6% (alla faccia della ripresa).

La seconda notizia arriva da Londra dove cominciano a vedersi i risultati della campagna vaccinale arrivata a 16 milioni di cittadini per in totale del 27% della popolazione. I casi di contagio a Londra e non solo sono in forte calo e nel giro di poche settimane le varie restrizioni saranno un lontano ricordo e si potrebbe addirittura tornare alla normalità ben prima dell'estate.

La terza e ultima riguarda le ennesime richieste di lockdown totale che altri virologi e medici italiani stanno lanciando per cercare di mettere un freno alle tanto temute varianti del Covid. Dopo le tanto discusse dichiarazioni di Ricciardi, oggi è toccato al primario del Sacco, Galli, raccontare del suo reparto preso d'assalto da pazienti colpiti dalle tanto temute varianti e di una situazione che presto tornerà drammatica.

Ecco, queste le tre notizie della giornata che, come dicevamo, portano tutte nello stesso luogo, precisamente a Palazzo Chigi con una domanda: a che punto sta il piano vaccinale italiano?

Perché una cosa ormai è chiara. Con le divisioni a colori si va ad ondate e si tira a campare (sia dal punto di vista medico che economico). Ma solo con il vaccino riusciremo a uscire dall'incubo e far partire imprese e commercio.

Purtroppo però ad oggi la situazione non è per nulla rosea: in un mese e mezzo siamo a sole 3 milioni di dosi somministrate e solo ad 1 milione e 300 mila cittadini del tutto coperti anche con la seconda iniezione. Perché così poche? Cosa manca? I vaccini? Le siringhe? Il personale medico? I luoghi preposti alle vaccinazioni?

Per rispondere alla domanda abbiamo trovato sul sito del ministero della Salute una tabella con le date di consegna vaccino per vaccino, trimestre per trimestre. E qui i conti non tornano proprio.

Il documento

Documento vaccini Ministero della Salute.pdf


Secondo il documento infatti nel primo trimestre 2021 le dosi attese sono 15 milioni e 700 mila. Oggi siamo fermi a 3 milioni e 600 mila. Ne mancano quindi 12 milioni, da consegnare e somministrare in 43 giorni prima del 31 marzo: cioè 279 mila al giorno, 5 volte quello che succede oggi. Praticamente impossibile.

Peggio poi se guardiamo al secondo trimestre, quello della famosa «campagna di Primavera» in cui sono attese quasi 52 milioni e mezzo di dosi da somministrare in 91 giorni (alla media stellare di 570 mila al giorno).

La realtà quindi è che questi numeri sulle consegne sembrano scritti a caso. Lo ha capito la Regione Veneto che per prima, settimana scorsa, ha aperto la strada all'acquisto separato ed in autonomia di altre dosi di vaccino. Zaia ha fatto sapere di aver recuperato sul mercato 27 milioni di dosi. A lui si è aggiunto il governatore lombardi, Fontana, che ha dichiarato come la sua regione sia pronta a fare lo stesso. Si attende solo l'autorizzazione dal governo perché ad oggi comprarsi da soli i vaccini non è permesso.

Interrogata sul tema Invitalia, cioè il Commissario Straordinario Domenico Arcuri, dice di non avere novità o cifre a disposizione (se mai un giorno dovessero arrivare le sue dimissioni sarà sempre troppo tardi).

La palla quindi oggi più che mai passa al nuovo Presidente del Consiglio da cui gli italiani si aspettano concretezza ed efficacia: in due parole vaccini in tempi brevi.

Draghi fin da subito ha messo la campagna vaccinale nella lista delle tre priorità del suo esecutivo. Al momento però non si sa di più: dove, come, chi, quando, non è dato saperlo. L'unica certezza è che le famose «Primule», i gazebo della speranza da installare in ogni città come luogo simbolo delle vaccinazioni di massa resteranno nel cassetto dei ricordi dell'ex presidente Conte.

Serve un piano dettagliato, serve un impegno straordinario, serve, nel caso, dare il via libera alle regioni per l'acquisto, servono luoghi aperti 24 ore su 24 per le iniezioni, serve personale. Tutto questo costi quel che costi. Prima ci vacciniamo prima usciremo dall'emergenza sanitaria e da quella economica. Il resto sono solo chiacchiere.

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