Claudia Daconto

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Se a rendere amaro questo suo primo Natale da sindaco fossero solo le risibili polemiche sui botti di Capodanno vietati (magari fossero garantiti anche controlli e sanzioni), o la fuga degli sponsor dal tradizionale concertone del 31 dicembre (si faceva da 24 anni, ma pazienza) o le ancora più amene disquisizioni su quanto fosse “brutto” l'albero allestito in piazza Venezia (i romani sarebbero sopravvissuti anche senza), Virginia Raggi avrebbe potuto farsi un applauso da sola.

Invece a breve rischia di essere convocata in Procura per essere ascoltata in merito alle nomine finite nel mirino dei magistrati, in particolare su quella di uno dei suoi fedelissimi, quel Salvatore Romeo, dipendente in aspettativa del Campidoglio, promosso dal sindaco a capo della sua segreteria, costretto a dimettersi per ordine dei vertici pentastellati dopo l'arresto di Raffaele Marra. E c'è poi sempre un avviso di garanzia che pende sulla sua testa e tiene in fibrillazione lei e tutto il Movimento 5Stelle. Mentre la Corte dei Conti potrebbe decidere di intervenire sulla nomina a capo del dipartimento turismo di Renato Marra, fratello di Raffaele.

Accusato di corruzione, su quest'ultimo ne stanno venendo fuori di tutti i colori. Il costruttore Sergio Scarpellini, arrestato a sua volta, sta collaborando con gli inquirenti. Tradotto: sta parlando. Le case ottenute dall'ex capo del personale del Campidoglio a prezzi stracciati – in cambio, è l'accusa, di trattamenti di favore ancora comunque da verificare – sarebbero più di una. E si attendono ulteriori rivelazioni dal suo pc, che i grillini temono come un vaso di Pandora pronto a esplodere rivelando segreti e bugie sull'eterna faida interna.

L'ex vice-sindaco Daniele Frongia si è sentito in dovere di intervenire sulla presunta liaison amorosa tra Virginia Raggi e lo stesso Marra, secondo alcuni celata sotto i numerosi omissis delle intercettazioni telefoniche, bollandola come “fango”. “È la terza o quarta relazione che le viene attribuita in questi mesi” ha aggiunto. Tra queste anche una con lui.

E ancora: il bilancio previsionale è stato bocciato dall'Oref, l'organo interno di revisione dei conti. L'assessore al Bilancio Andrea Mazzillo avrebbe sbagliato tutti i calcoli. La previsione sulle entrate e uscite del Comune non ha convinto gli esperti. Lui, parecchio risentito, li ha in sostanza accusati di non capirci niente di politica. Il che può avere anche un fondo di verità ma i paletti restano paletti.

Raggi e il fallimento su Roma
Questa la fotografia attuale sullo stato di salute del governo a 5Stelle nella Capitale. Fallimentare. L'avvocato Raggi, ignara di quanto fosse difficile fare il mestiere più complicato del mondo, ovvero quello di sindaco di Roma, ha finora fallito la missione che Grillo e Casaleggio le avevano affidato.

Purtroppo per lei stessa e per la città, Raggi però non lo vuole riconoscere. Nel pieno della bufera mediatico-giudiziaria che la sta travolgendo, lei infatti rilancia. Come? "Ragazzi, vedrete che meraviglia stiamo organizzando sotto i ponti di Roma per la notte di Capodanno. Sarà bello, bello, bellissimo". A tratti sfiora il ridicolo.

I più benevoli nemmeno la difendono più perché “è brava ma ha i poteri forti che le remano contro”. Hanno rinunciato a spronarla. Vorrebbero solo abbracciarla.

Ma il problema non è il M5S
Un sondaggio di Swg dedicato alla situazione nella Capitale dimostra, percentuali alla mano, che il problema non è il M5S. Il problema è lei. Se a maggio la fiducia dei cittadini nei confronti del futuro sindaco era al 43%, oggi è al 29 e solo il 20% di chi l'ha scelta il 19 giugno lo farebbe di nuovo. Tuttavia né centrodestra né Partito democratico ad oggi riuscirebbero a intercettare quest'ampia porzione di delusi. Sono dati su cui il partito di Beppe Grillo dovrebbe riflettere attentamente.

Con ogni probabilità, se si rivotasse oggi stesso, con un altro/a candidato/a (meglio donna, e un nome più che spendibile già c'è), il Movimento 5 Stelle avrebbe tutte le chance per vincere di nuovo le elezioni.

Ma a Roma non si voterà né oggi né domani. Per questo le teste pensanti del partito dovrebbero riflettere su cosa fare dopodomani. In un provocatorio intervento pubblicato ieri sul suo giornale, il direttore de Il Fatto quotidiano Marco Travaglio ha suggerito ai 5Stelle di sbarazzarsi di Virginia e ritirarsi dalle prossime elezioni politiche per evitare, saltando un turno, che lo sfacelo capitolino riverberi sul piano nazionale.

Gli hanno riposto in tre: per Peter Gomez l'handicap del Movimento non è la squadra ma la giocatrice Raggi, indegna di indossare la maglia di quella squadra. “Ritirarsi a un passo dalle elezioni – è il ragionamento di Andrea Scanzi – sarebbe come non scendere in campo dopo aver raggiunto la finale di Champions League”, per cui avanti. Apocalittico invece Massimo Fini nel pronosticare per il Movimento 5 Stelle un destino funesto pari a quello che fu della Lega di Umberto Bossi.

L'avvicinarsi della sfiducia
È ovvio che se il sindaco di un partito violentemente giustizialista – soprattutto nei confronti degli altri – finisse per essere indagato, Grillo non potrebbe far finta di nulla ricorrendo a un garantismo di comodo che rischierebbe di danneggiarne ancora di più l'immagine. E anche se non venisse indagata, servirebbe davvero tanta fantasia per immaginare che per il sindaco le cose possano miracolosamente iniziare a girare meglio (anche solo per via dell'opposizione interna che parte del Movimento romano, vicino a Roberta Lombardi, continuerebbe a farle).  

Virginia Raggi potrebbe davvero essere sfiduciata attraverso il ritiro del simbolo. Per evitare di arrivare a tanto, la imploreranno di dimettersi spontaneamente. Ma come fu all'epoca di Ignazio Marino, anche lei a quel punto aspirerà a un futuro da eterna martire e sarà pronta a sfidare i suoi superiori con un cocciuto rifiuto. Si finirebbe con la conta in consiglio comunale. In quanti su 29 eletti sfiderebbero il diktat di Grillo per restarle fedeli? L'epilogo notarile è fatalmente di nuovo dietro l'angolo.

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